VIOLENZA

Patteggiano i capetti della baby gang del centro. E tornano liberi

Georgia Azzali

Si sentivano forti. Poco più che ragazzini, ma già leader di quel gruppo di una decina di compagni, alcuni dei quali ancora sui banchi delle medie. Capetti di una banda di adolescenti che in tre mesi era riuscita a terrorizzare alcuni quindicenni incrociati nelle vie del centro o davanti a scuola. Bulli dalla minaccia facile, ma anche pronti a rapinare (per pochi spiccioli) e menare le mani. I carabinieri li avevano arrestati lo scorso giugno: due ventenni e due 19enni (tre residenti nel Reggiano e uno nel Parmense), accusati, a vario titolo, di tentata rapina, rapina, tentato furto, furto aggravato, lesioni, minaccia e percosse. Uno era finito in carcere, gli altri ai domiciliari, ma l'altro giorno tre - assistiti dagli avvocati Claudia Pezzoni, Gisella Mesoraca e Federico Bertani - hanno deciso di patteggiare e sono tornati in libertà: 2 anni e 6 mesi con pena comunque sospesa, visto che nessuno ha superato i 21 anni. Il quarto ragazzo ha invece scelto il rito ordinario ed è stato rinviato a giudizio, rimanendo ai domiciliari.

Sbruffoni del weekend. Così poteva forse apparire nel primo periodo, quando avevano cominciato ad alzare la voce e a insultare ragazzini preferibilmente più piccoli. Ma già alla fine di novembre del 2020 avevano alzato il tiro: i due 19enni, insieme a un gruppetto di amici, avevano preso di mira due quindicenni in piazza Duomo. Prima la scusa di chiedere un sigaretta e qualche spicciolo, poi i ragazzini erano stati circondati, e in un attimo il portafoglio di uno dei due era stato sfilato. Era riuscito a riprenderselo, ma un istante dopo si era visto portare via il telefonino.

Piccoli boss che a volte agivano insieme, altre volte separati, ma quasi sempre con al seguito un gruppetto di giovani, spesso poco più che adolescenti. Il 4 gennaio dello scorso anno si erano mossi insieme solo i due ventenni: dopo aver fermato un quindicenne nelle vicinanze della Pilotta chiedendogli qualche spicciolo, uno dei due gli aveva strappato lo smartphone, mentre il complice lo teneva bloccato.

Sempre più aggressivi. Settimana dopo settimana la banda dei bulletti aveva alzato il livello della violenza. Tutti e quattro insieme i leader, oltre a tre amici minorenni, il 13 febbraio 2021 avevano circondato alcuni ragazzini seduti su una panchina del parco Ducale. Avevano cominciato nel solito modo. «Dateci qualche moneta». Ma i toni erano tutt'altro che amichevoli. Era bastato che uno dei ragazzini sfilasse dalla tasca il portafoglio per vederselo strappare di mano: uno dei minorenni della banda aveva preso 60 euro e poi era fuggito. Ma in due avevano «osato» reagire cercando di inseguirlo. E la reazione era stata brutale: calci e pugni fino a buttarne due a terra. Avevano continuato anche quando uno dei due ragazzini era riuscito a rialzarsi e poi aveva raggiunto il baby rapinatore bloccandolo fino all'arrivo dei carabinieri.

Un atto di coraggio che poi aveva rischiato di pagare caro. Perché due giorni dopo aveva ricevuto una video-chiamata da uno del gruppo. Inequivocabile il messaggio: «Domani ci vediamo fuori dalla tua scuola. Ti sfondiamo». E si erano presentati in sei il giorno dopo all'appuntamento: qualche spintone, un paio di ceffoni, ma era intervenuto il padre a fare da scudo allo studente.

Una ventina di giorni dopo, un altro raid della banda in via Garibaldi: un ragazzino rapinato mentre stava comprando un pacchetto di sigarette in un distributore automatico. L'ultimo blitz, però, prima di ritrovarsi i carabinieri davanti alla porta di casa.

Georgia Azzali