Lutto

Addio ad Ambanelli, il medico che amava la lirica

Nel mondo ospedaliero è stato un cognome molto familiare nella nostra città, non solo per la sua derivazione nostrana, ma anche perché molti pazienti ebbero modo di pronunciarlo poiché rappresentava un punto di riferimento e, molte volte, anche un approdo sicuro di speranza per chi soffriva.

Umberto Ambanelli, noto e stimato docente universitario e, per anni , direttore della 2° Divisione Medica e Reumatologia del nostro ospedale, è deceduto nei giorni scorsi all’età di 92 anni. Nativo di Collecchio e quindi «parmigiano arioso», figlio di Vincenzo, ferroviere e di Disolina, dopo aver frequentato il liceo Marconi, si iscrisse alla facoltà di Medicina del nostro Ateneo laureandosi brillantemente con lode nel 1954. Dopo avere prestato il servizio militare come ufficiale medico in reparti di stanza a Bologna e Firenze, fece una lunga e proficua esperienza come giovane medico in Germania in prestigiosi ospedali. Ritornato a Parma si specializzò in Medicina Interna e Reumatologia prestando servizio nella clinica diretta dal professor Bianchi del quale fu allievo. Aveva nel dna la medicina, Ambanelli, tant’è che trascorse tutta la vita documentandosi, studiando e concedendosi anche qualche sfizio scientifico attraverso lo studio, davvero unico e singolare, dove mise in correlazione le varie patologie accusate dai più noti geni nei vari campi (dalla pittura alla musica) con la loro arte. E, proprio in relazione a questo suo studio, tenne apprezzate conferenze in tutto il mondo. Persona molto garbata, un vero signore nei modi e nello stile, una straordinaria umanità nei confronti dei propri pazienti, il «prof» fu una guida sicura, saggia e lungimirante per tantissimi allievi molti dei quali lo ricordano ancora con immutati ammirazione ed affetto. Carattere affabile, persona dotata di una intelligenza vivacissima che lo accompagnò anche negli studi, autore di tantissime pubblicazioni, andava fiero delle proprie radici collecchiesi. Infatti rammentava con una punta di nostalgia i tragitti tra il suo paese e la città a bordo della bici per recarsi a scuola e all’università. Era un appassionato ed un intenditore di musica lirica e sinfonica ma anche di arte. Tant’è che il tempo libero lo trascorreva nella sua residenza, nel cuore antico della città a due passi dal Regio, tra i libri della sua biblioteca, il suo «buen retiro». Socio fondatore del Rotary Parma Est, in seno al quale ricoprì la carica di presidente, amava tantissimo Parma, le nostre tradizioni popolari e, soprattutto, il dialetto che conosceva perfettamente.

Ricoprì il prestigioso incarico di segretario generale della Società Italiana di Reumatologia che lo portò ad effettuare incontri e conferenze sia in Italia che all’estero. Era legatissimo alla famiglia: alla moglie Stefania Medioli, gallerista d’arte, con la quale si era sposato nel 1965, ai figli Massimo, ingegnere, ed Alessandra, ricercatrice universitaria. Com’era pure l’amatissimo nonno di Umberto, Bianca, Alberto e Giovanni ai quali fu in grado di fornire grandi esempi e tante risposte ai loro quesiti essendo una persona di grandissima cultura ma, soprattutto, di straordinari valori etici ed umani. Il rito funebre si svolgerà domani alle 11 in Cattedrale.