Classifica

Classi pollaio: Parma tra le province peggiori. I presidi: «Mancano i prof»

Non è una novità, ma da settembre le cose potrebbero anche peggiorare. Aule sovraffollate con 30-31 ragazzi per classe. Per cui non stupisce che nella classifica del Sole 24 Ore su 107 province italiane Parma è 102esima con un punteggio di 21,3. La prima è il Sud della Sardegna con un punteggio di 15,3, seguita da Avellino con 15,7. Soprattutto salta all'occhio che la nostra provincia non è l'unica dell'Emilia Romagna in coda alla classifica: dopo Parma, al 103esimo posto c'è Bologna con 21,5 di punteggio e al 106esimo posto c'è Modena con 21,9. Leggermente meglio Reggio Emilia, con 19,8, al 94esimo posto.

«All'istituto comprensivo Montebello non solo abbiamo una media di studenti per classe di 24, ma abbiamo anche aule troppo piccole - conferma la preside Alessandra Melej -. Sono riuscita ad ampliare solo alcune aule». E il prossimo anno scolastico? «Teoricamente alla primaria si dovrebbe avere una flessione degli iscritti, ma all'istituto Montebello non si è vista la diminuzione. Per cui continueremo con classi di 26 alunni e solo perché più di così fisicamente non ci stanno nelle aule. A Parma come in tutta l'Emilia Romagna l'organico è risicato: la situazione è difficile».

«Nella nostra regione l'aumento della popolazione scolastica non è seguita dalla crescita dell'organico - interviene il preside del liceo Bertolucci Aluisi Tosolini -. La ricerca del Sole 24 Ore è la fotografia di un dato di fatto. A differenza dell'Emilia Romagna ci sono regioni che hanno addirittura insegnanti che avanzano: in Italia manca un'omogenea distribuzione dei docenti». L'onda lunga dell'incremento degli studenti a settembre arriverà alle medie e soprattutto alle superiori: «E se a una scuola danno lo stesso numero di docenti di due anni fa la stessa scuola fa fatica a far quadrare i conti - continua Tosolini -. Così come l'ufficio scolastico fa fatica a rispondere a tutte le esigenze. Per cui di fronte a un aumento degli studenti e a una carenza dei docenti l'unica cosa che si può fare è avere classi numerose. Ed è il Ministero che distribuisce i cosiddetti pani e pesci: se si continua a confermare gli organici a territori con cali demografici e a non incrementarli là dove la popolazione scolastica aumenta, il problema persisterà. Basta dire che al liceo sportivo Bertolucci ho classi con 30-31 studenti e ho richieste anche da fuori provincia, che non posso accettare. La diminuzione, molto lieve, degli studenti dovrebbe verificarsi alle elementari, ma al momento non è così evidente, anche perché per avere una classe in meno gli iscritti di una scuola dovrebbero ridursi di almeno 15 alunni». E conclude Tosolini: «La coperta è corta: abbiamo più studenti e pochi insegnanti».

Anche all'istituto comprensivo Ferrari il problema si ripete: «Alle medie i ragazzi per classe arrivano a 28-29 - spiega la preside Agnese Tirabassi -. Gli insegnanti mi chiedono sempre di fare le classi meno numerose, ma non riusciamo. Non è un problema di spazi perché al comprensivo Ferrari non mancano, ma è l'organico che non ci viene dato: in Italia non si fanno spostamenti di insegnanti. E a pensare alla complessità che hanno oggi le classi, con ragazzi di diverse culture, diventa difficile lavorare. Per cui, se vogliamo alzare il livello di apprendo riduciamo le classi e così i docenti riescono a lavorare in modo più approfondito e persino individualmente. Non è l'aula enorme che fa una buona didattica».

«All'istituto Primo Levi abbiamo classi prime con 32-33 ragazzi - dice con preoccupazione il preside Federico Ferrari -. Il problema è quello degli organici che rimangono sempre uguali. Parma è in controtendenza a quello che accade in Italia perché siamo in una fase di crescita degli studenti e purtroppo la ripartizione delle cattedre rimane sempre la stessa. Le preiscrizioni a febbraio sono abbastanza contenute, è in estate che arriva il grosso delle iscrizioni e noi non ci sentiamo di dire di no. Così le prime classi scoppiano e per la didattica è deleterio. Persino il controllo sfugge più facilmente: meno male che all'Ipsia gli insegnanti sono molto bravi e pazienti».