USURA
Operazione «Barracuda»: condannato Battilocchi, ma tre assolti
Non così voraci, i «barracuda». Forse gli anni passati hanno anche annacquato la memoria di chi avrebbe dovuto puntare il dito. Però l'operazione scattata nell'autunno del 2011 ha perso un po' di pezzi strada facendo, considerando che anche la prescrizione ha cancellato qualcosa. Solo ora si è arrivati alla chiusura del dibattimento di primo grado contro la banda di (presunti) usurai. E solo il numero uno del gruppo è stato condannato: 4 anni e 10mila euro di multa per Gianni Battilocchi, come richiesto dal pm Andrea Bianchi, che aveva ereditato il fascicolo da Roberta Licci, da tempo in forza alla procura di Lecce. Assolti, come peraltro chiesto anche dal pubblico ministero, con la formula del 530 secondo comma (quando la prova manca, è insufficiente o contraddittoria), Andrea Avanzi, Marco Meneguzzi e Gianfranco Marino, difesi rispettivamente da Vittorio Anelli, Stefano Delsignore e Rosa Martino. Il collegio, presieduto da Gennaro Mastroberardino, ha dato il via anche alla confisca di 37mila euro per Battilocchi. Revocati, invece, i sequestri a carico degli imputati assolti, che potranno riavere le somme che erano state «congelate» quando prese il via l'operazione, portata avanti dal Nucleo investigativo dei carabinieri.
Nell'autunno di undici anni fa la doccia fredda era arrivata per nove persone. Battilocchi, Marino e Avanzi finirono in carcere insieme ad altre quattro persone, mentre Meneguzzi andò ai domiciliari, insieme a un'altra indagata. Il Riesame rimise poi in libertà sia Avanzi che Dacci. Quest'ultimo, poi, fu assolto (con rito abbreviato) nel luglio del 2012 insieme a Mirella Caldanini. Nella stessa udienza altri due imputati furono condannati, mentre un altro aveva patteggiato nei mesi precedenti.
Un gruppo di usurai che le sentenze hanno poi ridimensionato, ma che avrebbe avuto come «capo branco» Battilocchi, carrozziere in pensione. Era conosciuto nell'ambiente, uno di quelli che ti danno sicuramente una mano quando non sai più a chi chiedere aiuto. Secondo l'accusa, a quelli che si presentavano da lui per un prestito, l'ex carrozziere faceva firmare un foglio in carta libera in cui il cliente scriveva: «Io sottoscritto ricevo la somma... e mi impegno entro la tal data a restituire la cifra...». A garanzia si sarebbe fatto consegnare un tot di assegni o di cambiali che poi riconsegnava man mano che il debitore saldava le rate, ovviamente in contanti.
Le somme prestate? Non esorbitanti, quasi sempre al di sotto dei 10mila euro. Gli interessi, però, man man lievitavano. E il giro d'affari sarebbe stato molto fiorente. Finché qualcuno è riemerso dalla palude e ha denunciato.