Intervista
Schianchi, dopo gli Usa concerto a Parma
La pandemia mondiale di Covid e l’infortunio alla spalla sinistra (del quale la Gazzetta di Parma ha pubblicato articoli e aggiornamenti) hanno solo complicato e rallentato, ma non fermato, la voglia di musica dell’artista parmigiano Paolo Schianchi, attivo tra Italia e Stati Uniti. Anche se non ha potuto suonare per parecchio tempo, ha continuato a portare avanti «Innovatorio di Musica», con il quale sostenere giovani talenti italiani e dar loro la possibilità di suonare con grandi artisti anche oltreoceano.
Alcuni di loro, nel luglio dell’anno scorso hanno suonato ad esempio nel Parco della Musica allestito nel parco ex Eridania con Alberto Radius, Malika Ayane e altri artisti, mentre lo scorso 11 giugno l’evento è stato ripetuto nel teatro del Columbia Heights Educational Campus nella capitale degli Usa: 10 italiani, tra i quali lo stesso Paolo, hanno suonato con altrettanti giovani talenti americani insieme a Reginald Cyntje (direttore del dipartimento di Jazz alla Duke Ellington School of The Arts), Dietrich Paredes (direttore musicale dell’Orchestra Giovanile di Caracas) e Peter Fraize (direttore del dipartimento di Jazz alla George Washington University). Tra i tanti giovani talenti americani, Malik Dope, finalista a America's Got Talent dopo l’esperienza con Innovatorio.
Ora Schianchi è tornato a Parma per preparare il nuovo concerto di Innovatorio Festival dell’8 agosto alla Casa della Musica e può raccontare la serata: «Aver avuto l’opportunità di portare in America tutti i ragazzi che erano sul palco al festival dell’anno scorso a Parma è stata una grandissima soddisfazione. Tra i ragazzi italiani c’era Arianna Cleri, che ora è docente all’interno del progetto, e Vincenzo Cantiello, che aveva vinto l’Eurovision Young. Non sono riusciti a venire Malika Ayane e Alberto Radius, ma siamo comunque riusciti a portare un po’ di cultura e di bellezza italiana al pubblico americano, che ascolta con una diversa percezione, perché per loro è una scoperta. C’è stata anche una rivisitazione della “Vergine degli Angeli” di Verdi, che il pubblico ha apprezzato molto, ma devo dire che la serata è piaciuta enormemente anche quando abbiamo interpretato musiche americane, passando dal jazz a Stevie Wonder».
Non è solo il pubblico americano ad apprezzare la proposta…
«No, Berklee College of Music e World Bank, agenzia delle Nazioni Unite per la quale ho fatto da direttore artistico e produttore esecutivo di eventi, hanno citato Innovatorio come esempio dell’importanza del supporto alle nuove generazioni».
C’è chi ha scritto in redazione per chiedere informazioni sulle tue condizioni; come va, ora?
«Sto piano piano rimettendomi in piedi, con tutte le difficoltà del caso. All’inizio ero in grado di suonare pochi secondi, poi pochi minuti. Tempo fa sono riuscito a suonare un intero brano che, faccio ancora fatica a crederci, era stato visto ed apprezzato persino da Joe Biden. Una volta potevo suonare anche per due ore e mezza o tre, mentre negli ultimi due anni ho fatto solo il necessario per riabilitarmi e mi sono dovuto addestrare per non farmi distrarre dal dolore mentre suono. La strada è ancora in salita ed è faticosa, ma sono anche molto orgoglioso e grato di essere in grado di vedere la luce».
Come sarà il prossimo concerto alla Casa della Musica?
«Ci saranno delle sorprese e se tutto va bene un protagonista della musica italiana, ma vorrei che i protagonisti fossero i ragazzi perché sono incredibili. Cerchiamo sponsor».
E a livello personale cosa c’è nel futuro?
«Ho avuto delle richieste dagli Stati Uniti, cose piccole ma per me è importante sapere che c’è la possibilità di rimettermi in piedi. In prospettiva ci sono però dei bei palchi e delle belle situazioni, per la quasi totalità negli Stati Uniti».
Pierangelo Pettenati