Dopo il primo test
Il Parma ci mette più grinta
Bene ha fatto, sia pur nella soddisfazione per non aver perso con la più blasonata Sampdoria, Fabio Pecchia a gettare acqua sul fuoco. Ci mancherebbe, i crociati erano alla prima vera uscita, tutti gli arruolabili sono entrati in campo, siamo a metà luglio dopo una quindicina di allenamenti. Pretendere di capire chissà che da quello che si è visto in campo sarebbe tanto inutile quanto fuorviante. E però, naturalmente, certe sensazioni le abbiamo avute e proviamo a spiegarle. Facendo un preambolo: al momento di esaminare le tante e indubbie magagne che hanno minato la scorsa stagione, la dirigenza avrà individuato nella carenza di combattività e allo stesso tempo di rapidità, specie in mezzo al campo, due «buchi neri» a cui porre rimedio. E allora serve lavorare sulle teste, fare assimilare a tutti i concetti che la serie B rende inderogabili, poi magari aiutarsi con qualche innesto funzionale. Ed ecco allora che un elemento come Estevez diventa cacio sui maccheroni. L'argentino ha rapidità e sa leggere le situazioni, per cui è spesso al posto giusto nel momento giusto. S'è intravisto contro la Samp che potrà dare una bella mano. Poi quando è arrivato al tiro s'è anche capito perché dopo due stagioni in in Italia non ha ancora segnato, ma su questo potrà lavorare...
Detto di Estevez. altre note positive sono arrivate da Vazquez, che a volte senza palla sembra rifiatare un po' svagato, ma poi sa sempre incantare, e da Juric e non solo per il bel gol. Se il centrocampo è ben assortito e funziona, tutta la squadra se ne giova. Per carità, in avvio di gara il Parma è stato preso a pallonate ma in quel frangente è uscito una combattività che, se incanalata sui giusti binari, promette di essere produttiva. Lo stesso Juric prima e Oosterwolde poi hanno fatto entrate che di amichevole non avevano proprio nulla. L'olandese è stato sconsiderato su Candreva e non s' è neppure scusato quando l'ex crociato gli ha mostrato i segni della sua «zampata». Con buon senso Pecchia a fine gara ha ammesso che in una gara di campionato l'arbitro avrebbe potuto prendere altre decisioni e che quindi bisogna temperare l'irruenza.
Meno brillanti sono parsi, per fare qualche nome, Tutino, Delprato e Mihaila, ma in questo periodo la condizione «a canne d'organo» è fisiologica.
Una parola a parte merita Valenti, che si sta applicando con rinnovata concentrazione. Se lo ricordiamo quasi un anno fa in Coppa Italia contro il Lecce, sembra quasi un altro. Speriamo solo che duri.
Paolo Grossi