Clima estremo
Picco di decessi nell'estate rovente
Il clima estremo mette a dura prova il nostro organismo a tal punto da essere legato ad un aumento dei decessi, come rilevato da un recente studio dell'Ausl. Negli ultimi anni il grande nemico è il caldo. Le ondate di calore durano sempre di più e la tregua non arriva nemmeno di notte. Di giorno le massime sfiorano i 40 gradi: troppo, decisamente troppo anche per l'afosa Pianura padana.
Caldo e umidità però non sono solo un disagio: in alcuni casi rischiano di essere fatali. Anziani e malati sono i più esposti, quelli che rischiano di non sopravvivere ad un clima impazzito che cancella gli inverni e porta anche a Parma e provincia massime tipiche del Nord Africa.
Le conseguenze sono drammatiche: un aumento della mortalità nelle giornate in cui caldo e umidità superano i livelli di guardia misurati da un apposito indice, l'indice di Thom. A confermare la correlazione fra le temperature roventi e un aumento della mortalità è uno studio dell'Ausl che prende in esame i mesi di giugno e luglio. Risultato: nei due mesi, nel Parmense ci sono stati 56 morti in più rispetto alla media dei decessi che si sono verificati nello stesso periodo tra il 2017 e il 2021.
L'impennata di luglio
Nel bimestre, l'aumento più consistente dei decessi si è verificato a luglio. Il mese scorso sono morte 415 persone (265 solo a Parma) mentre tra il 2017 e il 2021, a luglio, è stata calcolata una media di 373 decessi. Facendo un confronto si scopre che a luglio 2022 c'è stato un «eccesso di mortalità», così lo chiama l'Ausl, dell'11,3% pari, in valori assoluti, a 42 morti in più sulla media.
A giugno, quando le temperature non sono state così elevate, l'«eccesso di mortalità» si è fermato al 3,7% (14 decessi in più). Il grafico a fianco mostra che, nel Parmense, a giugno 2022 ci sono stati 389 decessi (217 in città), mentre negli ultimi cinque anni, nello stesso periodo, la media è di 375 decessi.
Il caldo uccide? La questione è più complessa. Di sicuro c'è una correlazione tra le temperature estreme e un amento della mortalità.
Attenti ai «fragili»
Il report dell'Ausl non si limita a fotografare un dato, ma va più in profondità e prova a tracciare un identikit delle persone più a rischio durante le ondate di calore. Com'era facile prevedere, sono i «fragili» a dover temere di più i mesi roventi. L'indagine infatti ricorda che la stragrande maggioranza delle persone decedute aveva un’età superiore ai 70 anni e quindi il grande caldo ha colpito la popolazione più vulnerabile. Nello specifico, a giungo il 78,3% dei deceduti aveva più di 70 anni, mentre a luglio l'87,6% dei morti era over 70.
L'indice di Thom
Un buon indicatore per valutare la mortalità durante le ondate di calore è l’indice di Thom, che unifica in un solo valore l’effetto della temperatura e dell’umidità per misurare il disagio bioclimatico. Quando l'indice esprime valori uguali o superiori a 25 si sta verificando una situazione di disagio, mentre sotto il 24 il disagio patito dalla popolazione è definito debole. Nel grafico riportato sopra c'è l'andamento della mortalità a Parma e come dimostrano le frecce blu, quando l'indice di Thom ha misurato un valore di disagio, nello stesso periodo si è verificato anche un aumento della mortalità. Nello specifico, dal 2 al 4, dal 15 al 17 e dal 21 al 26 luglio l'indice di Thom ha misurato valori sopra i limiti di guardia, con un caldo che ha aumentato il disagio fra la popolazione. E forse non è un caso che il numero dei decessi si sia impennato nell'ultima settimana di luglio.
Pierluigi Dallapina