L'analisi
Le ricadute economiche degli aeroporti
Non solo decolli per le vacanze estive. Quando si parla di aeroporti la gran parte delle persone, istintivamente, pensa alla partenza per le ferie, all'emozione che si prova quando il jet si stacca da terra. Ma, in realtà, gli aeroporti moderni sono ben più che una infilata di banchi del check-in e nastri dove fare correre le valige prima del mare.
Lo rivela chiaramente una dettagliata analisi di Cassa Depositi e Prestiti che spiega come «la rilevanza del settore aeroportuale per l'economia del Paese non si esaurisca nella risposta alla esigenza di trasporto di merci e persone ma è un elemento cardine per la crescita e la competitività».
Un concetto semplice ma che, tradotto in numeri, diventa palese: gli scali italiani producono il 3.6% del Pil italiano per un valore che supera i 46 miliardi di euro. E intorno alle piste e ai finger lavorano più di 714mila persone.
Insomma, se la gran parte delle città italiane sogna di avere uno scalo il motivo è evidente: ad ogni atterraggio sulla pista e tutto intorno rimangono soldi. Spesso molti. E che fanno gola.
Per capirlo è sufficiente scorrere le tabelle di uno studio di Oxford Economics che dimostra che, per ogni milione di passeggeri sul territorio intorno al terminal, si creano da 500 a 750 posti di lavoro. In un momento come questo dove la crisi picchia duro è un tesoretto che invoglia.
«Ma questo vale per gli hub europei, i grandi scali delle metropoli», si potrebbe obiettare. Nulla di più falso: un aeroporto di medie dimensioni come quello di Ancona ha un impatto sul Pil della regione Marche di 115 milioni di euro. E la ricaduta occupazionale arriva a 1800 posti. Salendo a nord poi i dati sono ancora più eclatanti: l'aeroporto di Orio al Serio produce il 9% del Pil della provincia orobica e, direttamente o indirettamente, garantisce un reddito a 12mila persone.
E pensare che a metà degli anni '90 lo scalo di Bergamo stava per chiudere: poi il 14 febbraio 2002 un volo Ryanair, proveniente da Francoforte Hahn, atterrò per la prima volta su quella pista.
Da allora si è sviluppata una virtuosissima rivoluzione. A quella prima tratta, infatti, se ne aggiunsero una dopo molte altre e oggi lo scalo è collegato con 133 destinazioni in 37 Paesi, è il terzo aeroporto d'Italia e come ha ricordato di recente l'ex commissario Alitalia, Stefano Paleari «un’impresa su 10 del territorio interagisce con l’aeroporto, l’80% lo sfrutta per il traffico merci, il 50% degli studenti utilizza lo scalo, il 94% di loro lo considera essenziale per lo sviluppo della provincia perché dà più opportunità sociale e di lavoro. E senza l’aeroporto Bergamo sarebbe un territorio isolato».
Eppure, nonostante questi numeri molti storcono il naso: l'obiezione, comprensibile, è che gli aeroporti portano ricchezza ma anche inquinamento. E la tutela dell'ambiente sempre di più è una priorità condivisa. Ma ancora una volta, sfogliando le pagine dei ricerche si possono avere sorprese: secondo l'European Environment Agency il vero nemico dell'ecologia resta il trasporto su gomma, responsabile del 71.8% delle emissioni. E gli aerei contribuiscono al cambiamento climatico persino meno delle navi.
Tutti in volo, allora, ad ogni costo? Certo che no. È da apprezzare però che l'attenzione sulle ricadute per l'ambiente sia ormai una scelta doverosa come ha spiegato il presidente di Enac, Pierluigi di Palma che ha sottolineato che «nel mondo dell'aviazione civile tutto sta cambiando molto velocemente. Come Enac abbiamo avviato quella che definiamo la riconciliazione tra ambiente e trasporto aereo, garantita e supportata dall'innovazione tecnologica che ne favorisce la sintesi».
Una sintesi non facile ma necessaria anche grazie alla creazione di una sempre più efficace integrazione tra diversi mezzi di trasporto come quelli su rotaia. D'altra parte, ancora una volta, l'esempio di Bergamo insegna: per collegare Orio alla ferrovia sono stati stanziati 170 milioni di euro per creare una linea a doppio binario lunga 5 km. A Parma la distanza sarebbe di poche decine di metri e l'investimento infinitesimale. E non solo per garantirsi un passaggio per le vacanze. Ma per fare crescere la città e tutto quello che sta intorno.
lu.pe.