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Ospedale Maggiore

Quei figli indesiderati: a Parma ci sono il parto anonimo e la culla degli esposti

Quei figli indesiderati: a Parma ci sono il parto anonimo e la culla degli esposti

15 Settembre 2022,03:01

Una scelta dolorosa, per una separazione innaturale, che allontana per sempre la mamma dal suo piccolo. «Non è abbandono, ma distacco», specifica subito Stefania Fieni, responsabile del percorso nascite dell'ospedale Maggiore.

I parti anonimi

Si chiamano parti anonimi, là dove la madre non intende riconoscere il proprio neonato. Non lo lascia sul cofano di un'auto, come è capitato il mese scorso a Monza, ma lo affida alle cure della Neonatologia, con un percorso assistito.

E il suo nome e cognome vengono immediatamente oscurati.

A Parma di parti anonimi ne accadono in media un paio all'anno: praticamente, un caso ogni duemila parti. Donne che per motivi diversi decidono di non tenere il bambino.

«La nostra è una Maternità che ha investito molto nella capacità di accogliere le neo mamme - premette il professore Tullio Ghi, direttore dell'Unità operativa di Ginecologia e Ostetricia -. Non sempre il parto viene vissuto come un momento di grande gioia, a volte mette a dura prova l'equilibrio psico-fisico di una donna, che è chiamata a una scelta di grande sofferenza. Una scelta che la porta a non cercare l'attenzione degli altri, ma ad affrontare il percorso in solitudine e in anonimato. E da parte di tutta l'équipe del Punto Nascita dell'ospedale Maggiore c'è sempre il massimo rispetto. Dare la vita è un atto di grande responsabilità e ci sono donne che non se la sentono di affrontare questo importantissimo compito».

L'accoglienza

Al Maggiore da oltre dieci anni esistono servizi ad hoc per quelle donne che hanno scelto di separarsi dal figlio: «Siamo un ospedale che cerca di andare incontro a qualsiasi situazione - continua il professore Ghi -, sia il parto condiviso sia il parto in anonimato, per il quale riserviamo massima discrezione: è bene sottolineare che la scelta del distacco è il risultato di un vissuto molto doloroso».

Le donne che si rivolgono al Maggiore per il parto anonimo possono arrivare da due «mondi» diversi: «Ci sono donne sostenute da percorsi istituzionali, alla fine dei quali hanno scelto di non volere il bambino; ci sono donne che purtroppo sono disperate e arrivano persino dalla strada. Nel primo caso, la donna è riuscita a maturare una scelta più consapevole grazie all'aiuto di specialisti, nel secondo caso invece la scelta nasce dalla disperazione e soprattutto dal disagio socio economico. Naturalmente, i problemi economici incidono molto su questa scelta: anche per questo motivo la quota di donne straniere che opta per il parto anonimo è più alta di quella delle donne italiane».

«Un caso raro - aggiunge Tullio Ghi -, ma purtroppo è capitato, è quando questa scelta non è data dal disagio ma dalla disperazione per motivi patologici del nascituro: una scelta altrettanto dolorosa, causata da una diagnosi della possibile malformazione o del possibile handicap del bambino che arriva tardivamente. E quindi con grande sofferenza la coppia si separa dal piccolo». Più in generale, ci sono donne che hanno scelto il parto anonimo perché non sapevano di essere incinte e quando lo scoprono è tardi per accedere all'aborto. «Donne - ricorda Stefania Fieni -, che arrivano al Punto nascita direttamente, attraverso il pronto soccorso del nostro reparto di Maternità. E arrivano sempre nel momento del travaglio, a volte in ambulanza o altre accompagnate dalle forze dell'ordine, quando si tratta di casi più disperati».

Il Punto nascita

«All'arrivo in Maternità - interviene il coordinatore ostetrico della degenza di Ostetricia Elisa Romano - i dati dell'identità della donna che sceglie il parto anonimo vengono registrati, ma poi vengono immediatamente oscurati e dal punto di vista burocratico nessuno saprà dell'evento. Dopodiché la donna viene assistita come tutte le altre neo mamme, con tutte le attenzioni possibili per lei e per il neonato. Dal punto di vista emotivo quella del parto anonimo è un momento molto forte: se vuole la donna non vede più il suo bambino. E se la decisione della separazione persiste, il piccolo chiaramente non rimane in camera con la madre, ma viene ricoverato in Neonatologia, per un'assistenza più completa».

«Fortunatamente, c'è un tempo per avere la possibilità di cambiare idea - sottolinea Fieni -: è il periodo di recesso entro il quale la donna può decidere di tenere il bambino, contrariamente a quello che aveva pensato all'inizio. Diversamente, il piccolo segue un determinato percorso: subito viene informato il tribunale dei minori, attraverso i servizi sociali ospedalieri e quindi il tutore del bimbo diventa il giudice minorile, che si occuperà della disposizione per l'affido, così da collocare il piccolo in una famiglia. Chiaramente, le donne che scelgono il parto anonimo sono pazienti complicati e per loro si prevede non solo il supporto dei servizi sociali, ma anche di uno psicologo». Anche perché nella maggior parte dei casi si tratta di donne sole: questi bimbi non desiderati vengono concepiti al di fuori di una relazione stabile. E purtroppo ci sono gravidanze che sono la conseguenza di violenza sessuale, persino domestica.

La culla degli esposti

In tempi antichi l'abbandono dei figli indesiderati era molto diffuso e alla fine del 1100 in Francia viene istituita la ruota degli esposti: una specie di bussola dove poter mettere il neonato senza essere visti. Anche oggi purtroppo c'è chi abbandona il proprio figlio, come è capitato a Monza, dopo aver partorito in casa. Ma forse in pochi sanno che a Parma esiste una culla degli esposti, proprio all'ingresso dell'ospedale Maggiore in via Volturno: «Si tratta di una culla termica riscaldata che esiste da 10 anni - prosegue Elisa Romano -, ma non è mai stata utilizzata. Appena il neonato viene deposto nella culla, scatta l'allarme al 118, che immediatamente attiva la Neonatologia». Questo per quelle donne che dopo aver partorito in casa decidono di separarsi dal proprio bimbo. Tuttavia, è bene ricordare che per le donne in difficoltà ci sono diverse possibilità: l'aiuto da parte dei servizi sociali e l'aiuto del Punto nascita, dove esiste il parto anonimo con l'opportunità di affidare il neonato in mani sicure. «C'è una vera rete - conclude Fieni - per trovare le soluzioni migliori per la mamma e il bambino. La Maternità del Maggiore è sempre pronta per accogliere sia le famiglie felici che le donne in difficoltà e con la massima cura e riservatezza».

Per informazioni e richieste di aiuto al Punto nascita 0521 702471, 0521 704400.

Mara Varoli

© Riproduzione riservata

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