l'"AUSTRALIANA"
L'influenza torna e fa il botto: "colpiti" piccoli e adulti
Pronto soccorso pediatrico, 120 accessi al giorno
Ce ne eravamo un po' dimenticati, nella pandemia Covid, della classica influenza stagionale. Mascherine, distanziamento, lavaggio puntuale delle mani e lockdown avevano fatto sparire dai nostri radar i virus che fanno capolino con il freddo. Ma quest'anno l'influenza stagionale è ricomparsa, e ha fatto il botto.
Già «nella bufera»
Il rapporto Influnet (la rete di sorveglianza dell'influenza dell'Istituto superiore di sanità) avvisa che quest'anno l'influenza è in netto anticipo rispetto agli anni pre-Covid e colpisce in particolare i bambini da zero a quattro anni (29,6 casi ogni mille bambini) e quelli da 5 a 14 anni (16 casi ogni mille).
Nella cartina d'Italia, l'Emilia Romagna ha (assieme a gran parte del Nord) una delle incidenze medie più alte, fra 9 e 14 casi ogni mille abitanti.
Ospedale «assediato»
Il risultato, spiega Icilio Dodi, direttore della Pediatria generale e d'urgenza dell'ospedale Maggiore, è un boom di accessi e ricoveri ospedalieri.
«Abbiamo chiuso novembre con un consuntivo di 2.558 accessi al pronto soccorso pediatrico: un deciso aumento dei casi nelle ultime due settimane, una media di 50 accessi a notte e 60-70 di giorno e con picchi regolari nei fine settimana, quando non sono disponibili i pediatri di famiglia», spiega Dodi.
Per fare un paragone, ad ottobre (mese baciato dal sole e da temperature quasi estive) gli accessi sono stati circa 1500, in media 60 al giorno contro i 120 di novembre. Mentre su base annuale, arrivano al pronto soccorso pediatrico del Maggiore circa 20 mila bambini e ragazzi.
Un dono sgradito
«Quello che ho notato, confrontandomi anche con diversi colleghi del Nord, è l'anticipo generalizzato dell'influenza stagionale - continua Dodi - Vediamo numeri che solitamente si verificano fra l'ottava e la quarta settimana dell'anno, cioè fra fine gennaio e inizio febbraio, che è il periodo del tradizionale picco, subito dopo le feste natalizie».
Quest'anno, invece, sembra che sarà proprio il Natale a portare lo sgradito dono dell'influenza.
«Credo che i due anni di pandemia abbiano fatto sì che si formasse un serbatoio di bambini che non hanno mai “incontrato” l'influenza e che ora si sono infettati in massa in comunità», ipotizza Dodi.
Ma il virus influenzale sta colpendo duramente anche gli adulti, con un'incidenza di 9,5 ogni mille abitanti e con temperature alte da quattro a sei giorni.
I sintomi
Nei bambini i sintomi sono particolarmente importanti, spiega Dodi. «Osserviamo diverse bronchioliti, ossia bronchiti virali, in bambini sotto i sei mesi, causate soprattutto dal virus respiratorio sinciziale. L'aumento delle secrezioni causa difficoltà respiratorie che, se non trovano soluzione nell'aerosolterapia somministrata a casa, richiedono l'ossigenoterapia in ospedale e, se il bambino non riesce a mangiare, anche l'idratazione in endovena - spiega il pediatra - Ci sono poi i Rhinovirus, gli Adenovirus, i virus parainfluenzali. Insomma, in questo momento i virus stagionale sono più impegnativi e gravi del Covid».
Covid e influenza
Ma può anche capitare di beccarsi sia influenza che Covid.
«La compresenza non è rara - avverte Dodi - e la combinazione è un fattore ulteriore di stress. Per fortuna con un tampone faringeo abbiamo la possibilità di scoprire in poche ore sia i virus influenzali che quello del Covid. Al momento del ricovero facciamo uno screening anche a parenti ed accompagnatori e, se il paziente o gli adulti che lo seguono sono positivi, provvediamo all'isolamento. Altrimenti i pazienti vengono sistemati in camere da due letti per patologie omogenee», spiega il direttore della Pediatria.
Nella degenza al terzo piano dell'Ospedale dei bambini, sono disponibili 38 letti, più otto in astanteria. «Sono quasi tutti occupati, ma il turnover è elevato. Finora non è scattata l'emergenza e non sono stati necessari letti supplementari. Anzi, abbiamo accolto bambini anche da Reggio Emilia, che ha meno letti di Parma», dice Dodi.
Monica Tiezzi