TRIBUNALE
Via D'Azeglio, abbraccio con rapina: condannata la banda
Il potere di un abbraccio. Un gesto d'affetto che può diventare anche un'arma micidiale. Così, quel braccio attorno al torace era diventato una morsa, e sfilargli il telefonino era diventata un'impresa facilissima. Un vero fuoriprogramma per lui in quella serata di cinema al D'Azeglio: bloccato da un ragazzotto dal sorriso gentile sotto i portici dell'Ospedale vecchio, era poi stato circondato anche da altri due complici. E ieri tutti e tre, origine marocchina, sono stati condannati dal gup Beatrice Purita per rapina pluriaggravata: 3 anni e 6 mesi al 24enne che aveva bloccato con il braccio il giovane parmigiano, già con precedenti dello stesso tipo; 2 mesi in meno al complice 19enne e 2 anni e 4 mesi al terzo della banda, 23enne.
Era da poco passata la mezzanotte del 24 settembre, quando il ragazzo, 29 anni, si era fermato un attimo chiacchierare sotto i portici con l'amico con cui era andato al cinema: il giovane nordafricano, sorridendo, aveva rotto il ghiaccio chiedendo una sigaretta. Non sembrava aggressivo: e il parmigiano, pur dicendo che non aveva sigarette, aveva risposto con un altro sorriso.
Non era servito altro: il magrebino di colpo gli si era buttato addosso, aveva improvvisato un abbraccio, iniziando a frugargli nelle tasche mentre altri tre lo circondavano per fare capire che reagire sarebbe stata una brutta idea. Il ragazzo aveva provato ad accennare una reazione chiedendo di riavere il telefono, ma aveva capito subito che sarebbe stato inutile: anzi, pericoloso. Così, fingendo di essersi rassegnato alla perdita, aveva accennato una ritirata strategica con l'amico che, una volta a debita distanza, aveva allertato il 113 chiedendo aiuto.
Le volanti erano arrivate in pochi minuti: i poliziotti avevano notato un gruppetto di giovani che corrispondevano alla descrizione fornita dalla vittima dirigersi in via dei Farnese. E quindi avevano fatto scattare la trappola.
Una pattuglia aveva bloccato il lato dalla parte di via D'Azeglio, mentre una seconda auto aveva chiuso le vie d'uscita sull'altro lato. E a quel punto i rapinatori era in trappola. Avevano provato a buttare il cellulare a terra, sperando di non essere notati, ma il telefono era stato recuperato mentre i quattro erano stati caricati in macchina e portati in questura. Sulla base delle dichiarazioni della vittima e di altri testimoni, si era poi ricostruito che solo tre di loro erano coinvolti nel colpo. Fatto di sorrisi, abbraccio e minaccia finale. Senza neppure tirare fuori il coltello.
r.c.