Il caso

Ponte romano, nel sottopasso la storia convive con i rifiuti

Michele Ceparano

Non è un bel vedere e sono già tanti quelli che hanno contattato e scritto alla Gazzetta per esprimere il loro disappunto. Non è piacevole, per usare un eufemismo, lo stato in cui versa il sottopasso del Ponte romano. Un luogo che parla di storia, come testimoniano i pannelli e i reperti a disposizione dei passanti. Una magnifica iniziativa, «sporcata» però dalla maleducazione di chi non ha troppo a cuore, altro eufemismo, né la cultura né la propria città.

Chi passa da questo luogo a pochi passi dalla Ghiaia e molto caro ai parmigiani ma anche ai turisti e votato al bello - lì sotto si trova anche, non a caso, l'info point dell'Università di Parma -, può distinguere facilmente «a occhio nudo» nel «letto» accanto alle anfore niente meno che bottiglie di plastica, lattine e cartacce. Idem sui gradini delle scale che portano, ad esempio, al Lungoparma, dove sembra che da tempo, specie al pomeriggio, stazionino gruppi di giovani e giovanissimi. Anche lì si trova un po' di tutto, dalle lattine alle bottiglie di birra vuote fino ai resti di cibo consumato «en plen air».

Se a tutto questo si aggiunge che un tratto è transennato dopo la caduta di alcuni pezzi di intonaco dal soffitto della volta, la visione non rende onore alla storia di questo luogo. L'ultima, in ordine di tempo, a segnalarlo è stata una nostra lettrice che ha lamentato «l'accumulo e la mancata rimozione di rifiuti, nella fattispecie bottiglie di plastica, vetro e lattine nel sottopasso. Se la caduta dell'intonaco dal soffitto è una problematica che richiede tempi lunghi - ha proseguito -, non credo che sia così complicato ripulire almeno settimanalmente i rifiuti che i ragazzi, che nel pomeriggio bivaccano regolarmente sulle scale lato Lungoparma, preferiscono lanciare direttamente di sotto invece che portare in appositi bidoni nelle vicinanze. È un peccato - ha concluso - vedere tanta incuria in un luogo che attira turisti italiani e stranieri che visitano la nostra città».