LUTTO
Addio al Tosco, l'oste «maledetto» dal cuore grande
Era quello della notte, quello che non è mai troppo tardi né mai abbastanza ruvida la scorza e tenero il cuore. Non una sedia né un tavolo uguali agli altri, ruote, pezzi di motore alle pareti: anarchia, creatività e tutto il contrario del fighettismo omologato, la negazione dell'igiene della parola e della forma. «Lasciate l'apparenza, o voi che entrate» avrebbe potuto scrivere alla porta, lui senese, parafrasando il Conterraneo di sponda fiorentina. Solo che il suo locale era tutt'altro che l'Inferno, ma un luogo a sé, da dove si usciva, magari sul far del mattino, meno tristi di quando si era entrati. Giù la maschera, prima di varcarne la soglia, altrimenti sarebbe stato lui, Roberto Crociani, a strapparla al nuovo venuto a suon di battute fulminanti (e cambronniane). A ben pensarci, anche questo nome-cognome rischia di disegnare una maschera: lui era il Tosco e basta. Una parola sola per un uomo, un oste, un locale, un modo di essere. Qualcosa che resterà in tanti suoi amici (difficile restare clienti), perché lui ieri se n'è andato per sempre in un letto di Rianimazione, dopo essere stato colpito da un'emorragia cerebrale martedì mattina. I suoi organi salveranno altre vite: la giusta chiusura di una vita generosa.
Era nato 65 anni fa a Pienza, ma è a Parma che ha trascorso la maggior parte della vita, pur restando fedele a radici e parlata. Il marchio di fabbrica dei maledetti toscani, che poi tanto maledetti non sono. Era arrivato negli anni '70 (il fratello Davide lo avrebbe seguito poco dopo), venditore di una grande azienda di fotocopiatrici. Bravo a piazzare quelle, sarebbe andato ancora meglio come gestore di locali: di gioco o food che fossero. Con un paio di soci per qualche anno sarebbe stato l'anima del 125, all'Arco di San Lazzaro: si scendevano le scale fino al fumoso mondo degli emuli dello spaccone Paul Newman. Gente che magari la buca non la centrava nemmeno con la boccia telecomandata. «Strumento sbagliato» suggeriva lui. Fu così che vendette 200 stecche: e chissà se qualcuno ha poi imparato a usarle al meglio.
Ma è all'ex Salamini che Crociani sarebbe diventato il Tosco. I capannoni erano semiabbandonati, e lui accese le luci del Country Club (nessuno lo chiamava così), nella cui scia presto aprirono altri locali. L'area divenne il terreno della movida notturna, prima che la movida nascesse. Cibo, brindisi, goliardia sfrenata e amicizia. Entravi da solo e uscivi dopo avere di certo conosciuto qualcuno. «Il Tosco metteva insieme le persone - raccontano i clienti/amici - e anche molte coppie si sono formate tra quei muri». Mai una rissa, mai il passaggio di polveri strane. «I veri valori erano rispettati». Come quando l'amico Norberto De Angelis perse l'uso delle gambe in un incidente. Fu lui, il Tosco, di propria iniziativa a realizzare uno scivolo perché potesse superare il gradino all'ingresso e a fare in modo che il bagno fosse accessibile. «Quante risate con il dépliant dell'azienda specializzata in bagni per “disadattati”» ricorda De Angelis.
Eppure, il primo impatto poteva essere choccante, specie per chi ci capitava per caso. Come il tizio che ordinò una bottiglietta d'acqua e un toast senza formaggio. «L'ospedale è dall'altra parte» si sentì rispondere. Una battuta tra le più caste. Agli habitué, invece, poteva essere suggerito di servirsi da soli: capitava, quando il Tosco era a un tavolo, impegnato in una partita a carte o in semplici conversazioni con gli amici. Lui sfamava il prossimo, ma doveva curare anche la propria curiosità. Amava la storia, la musica (soprattutto Jethro Tull, Genesis, rock progressivo degli anni 70) i viaggi, più o meno lunghi che fossero. Spesso, nei giorni liberi organizzava il Tosco-tour, alla scoperta di mete enogastronomiche: gite estemporanee alle quali partecipavano in venti o più.
Il cuore, che ieri non voleva spegnersi, lo obbligò a fermarsi e a lasciare l'osteria a metà del decennio scorso. Ma Crociani poteva pure allontanarsi dall'ex Salamini, non dalla gente. E così nel 2017, con la compagna Carla, aveva inaugurato il Ri-Tosco a San Pancrazio. Più trattoria vecchia Parma e meno osteria del locale all'ex Salamini, ma stessa atmosfera, identico calore umano. Ieri sera era aperta: chi non sapeva, entrava cercandolo. Chi invece era al corrente varcava la soglia certo di trovarlo ancora. La Carla impastava tagliatelle e stappava bottiglie perché il suo Tosco avrebbe voluto così. Ribelle nella vita come nella morte.