MALTRATTAMENTI

Aggredisce la moglie e i figli adolescenti che tentano di difenderla: condannato

Se li ricordava tutti quei momenti in cui aveva maledetto anche se stessa per averlo scelto: le offese disgustose, le minacce, gli schiaffi che le bruciavano la pelle, i ceffoni ai figli. Silvia (la chiameremo così) aveva provato ad allontanarsi da lui, era scesa con i due figli al piano di sotto nell'appartamento, dove vivevano il padre e il fratello, ma dopo alcuni giorni si era lasciata convincere da lui. Lo scorso settembre era tornata a condividere le giornate con quel marito spesso «incattivito» anche dalla cocaina e dall'alcol. E tutto era ricominciato, come uno spaventoso rituale, nonostante lui fosse già stato condannato in via definitiva nel 2020 per percosse. L'aveva denunciato ancora due volte tra l'estate e l'autunno dello scorso anno costringendolo a fare le valigie: il mese dopo il giudice aveva anche fatto scattare il divieto di avvicinamento a Silvia e ai figli. E ieri l'uomo - 47enne, origini campane - è stato condannato (con rito abbreviato e quindi con lo sconto di un terzo) a 2 anni e 6 mesi per maltrattamenti. Il giudice ha derubricato gli altri due reati di lesioni aggravate, di cui era accusato, in percosse, e li ha ritenuti assorbiti nell'imputazione di maltrattamenti. Alla moglie e alla figlia, che si erano costituite parte civile, sono state riconosciute due provvisionale rispettivamente di 6.000 e 1.500 euro. Ma i problemi giudiziari per il 47enne potrebbero non essere finiti, perché il giudice ha disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero affinché valuti anche i maltrattamenti nei confronti dei figli, tutti e due adolescenti.

Spettatori e vittime. Ragazzini che hanno sentito le urla del padre. Quelle minacce continue: «Sei una bastarda. Non vali niente. Se non ti ammazzo io, ti ammazzano i miei fratelli. Ti trovo dovunque: so dove vai e quello che fai, ti vengo a prendere davanti al lavoro». E quando si era scagliato contro Silvia, era toccato a loro tentare di difenderla in un paio di occasioni: lo scorso maggio il ragazzino aveva cercato di fare da scudo alla madre dopo che il padre le aveva rifilato tre sberle minacciandola di morte. Due mesi dopo era intervenuto ancora lui, prima che arrivassero i carabinieri, quando aveva visto il padre sferrare un calcio sul ginocchio di Silvia. A novembre, poi, la sorella, di soli due anni più grande, gli aveva urlato di non farsi più vedere, e lui, dopo averle rifilato un ceffone, le aveva piegato un dito spintonandola.

Nella nuova denuncia Silvia aveva dato voce al dolore di tutti quegli anni: era partita dalle feste di Natale del 2021 a raccontare del suo dramma, quando lui le aveva rotto gli occhiali con un violento ceffone allo zigomo. Poi, la tregua era durata solo alcuni mesi e a primavera era tornato l'uomo pronto ad aggrapparsi ad ogni pretesto per insultare, minacciare, picchiare. A fine agosto aveva lanciato il decoder del televisore contro la moglie e poi era tornato all'attacco, finché erano arrivati i carabinieri.

Come lo scorso novembre, quando, messo alla porta, aveva aggredito per l'ultima volta la figlia. Anche lei una «nemica», perché si era schierata con la madre.