La gazza ladra
La maturità, il bragozzo e l'intelligenza artificiale
Pochi giorni e poi «la scuola è finita!!!», (il 7 è il giorno indicato dal calendario per il termine delle attività scolastiche…) e poi, sgonfiati gli alveoli polmonari per quel che serve a festeggiare adeguatamente il momento, per chi dovrà sostenere gli esami di maturità, dal 21 comincia l’avventura secondo regole e protocolli che, a quanto pare, li renderanno simili a quelli pre pandemia, ora che sembra essersi ristabilita una «normalità» a tutto campo… Patemi, ansie, della serie «non ho studiato abbastanza» o «e poi, sempre che ce la faccia, vado all’università, in quale sede se vengo da fuori, devo assicurarmi di avere una tenda canadese per non sbattere la faccia su un affitto o una pigione inaffrontabili?», un nulla di pensieri vorticosi che assalgono l’adolescente che sta per varcare la soglia in entrata della maggiore età, chi con il brufolo ancora in piena fioritura chi con in faccia lo splendore di quell’età che si ha solo quando anagrafe e sogni a venire vengono a patti col futuro…
Parrà superfluo, ma non lo è nemmeno per burla, pensare a come manifestare il proprio essere, per dirla più chiara, pensare a come agghindarsi per l’evento: anche questo , appena trascorso, è stato un anno di polemiche sul come si va vestiti a scuola, cosa sia lecito o illecito come outfit, con la valutazione , per chi la calcola come una variabile, la possibilità in ingraziarsi o meno i commissari interni o esterni che siano… Sarebbe anche inutile e retorico consigliare «scegli in piena libertà quello che ti sta bene e con cui stai bene tu» perché tanto se non hai ancora venti anni e sei influenzabile lo decidono le mode del momento, anche quelle che parevano destinate a durare una stagione o anche meno e che sono poi diventate a loro modo un classico: per i ragazzi «il bragozzo sceso», ovvero sia il pantalone che tira verso il basso e che mostra un accenno della mutanda con pericolo vista terga, per le ragazze «l’oversize» con un paio di taglie in più addosso che infagotta anche riluce di una atletica forma, o anche solo il jeans che anche se non è proprio a zampa d’elefante, tende a far della gamba un tronco unico…
Sono parole dettate da invidia pura, detto senza incertezze, per chi quell’età meravigliosa l’ha appoggiata sul mobilio dei ricordi, magnificandola al di là e oltre il lecito, mentre il presente di chi se la sta vivendo impone ben altri quesiti o azzardi, quelli che spingono ad ipotizzare fin da ora quali saranno i temi possibili da affrontare per lo scritto d’italiano: si va dagli anniversari di nascite (i 100 di Don Milani), di morte (i 150 di Alessandro Manzoni) mentre su tutt’altro fronte, c’è chi ipotizza l’intelligenza artificiale come uno dei temi più probabili…
Sarà, ma a parte il controsenso apparente di proporla come contenuto in una prova che semmai mette in gioco la propria, di intelligenza, in un recentissimo sondaggio, sottoposto ai maturandi, di quali fossero le parole maggiormente legate a descrivere l’esame, le risposte più citate sono state «ansia, stressante, panico, inferno, liberatorio, impossibile» e per contrappasso «crescita, traguardo, importante, emozionante, bello»… Meglio la seconda ipotesi, vero?
Buona domenica