La denuncia
«A mio figlio disabile non più di 4 settimane di centro estivo»
Normodotati, diversamente abili, disabili... Le parole del rispetto le conosciamo tutte, peccato che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il «vorrei ma non posso»: i tempi magri dei bilanci pubblici non consentono di realizzare tutto ciò che si dovrebbe perché le differenze imposte dalla natura fossero avvertite il meno possibile. E così un padre indignato perché «i bambini disabili hanno la possibilità di frequentare i centri estivi solo per quattro settimane» usa un aggettivo considerato tabù: handicappato. «Sì - sottolinea in una lettera alla Gazzetta - scrivo volontariamente handicappati e non disabili, perché il politically correct non serve a nulla, se poi in sostanza si discriminano i bambini». La lettera di denuncia suona ancora più forte, proprio perché il tono, nonostante l'aggettivo appena riportato, è sempre civile: è l’uso del verbo «discriminare» a pesare più di un'offesa.
A scrivere è il padre di un undicenne, un concentrato di dolcezza e amore come i bambini con la sindrome di Down sanno essere. Ciò che gli è stato tolto da un lato dall’altro gli è stato donato. Ma ciò che gli è stato tolto gli impedisce di frequentare un centro estivo come un coetaneo qualsiasi: al suo fianco il bimbo deve avere un educatore. E qui subentrano i problemi. La legge non è sufficiente: servono i fondi per tradurla in realtà. E gli educatori, ammesso ce ne siano abbastanza, costano soldi che hanno sempre più spesso il vizio di non bastare. «In sintesi - procede il padre - alla chiusura delle scuole tocca ai genitori dei bimbi disabili spiegare loro che mentre i fratelli o i compagni di classe ‘normodotati’ possono andare al centro tutte le settimane previste, loro non possono in quanto handicappati. L'alternativa sarebbe che il centro estivo (privato) si prenda carico a propria responsabilità del bimbo, e questo è inconcepibile».
Per questa situazione «vergognosa» il padre ha scritto anche al Comune. «Si badi bene - sottolinea lui - non ce l'ho col Comune, voglio sperare che in questa materia faccia il possibile e anche di più, ma non riesco a concepire le discriminazioni in genere e ancora di più se riguardano bambini disabili».
Il problema, il Comune non lo nega: anzi, lo subisce come se i limiti imposti dal bilancio lo condannassero a vivere a sua volta con una disabilità (o un handicap). «Capisco questo genitore e condivido ciò che scrive: le sue non sono lamentele, ma le giuste segnalazioni di una questione che non abbiamo la possibilità di risolvere: se solo fosse stato possibile, io stessa avrei voluto garantire sei settimane più due - risponde Caterina Bonetti, assessora ai Servizi educativi e alla Transizione digitale -. Ma il problema c'è, condiviso con tutti i territori a livello nazionale». Anzi, c’è chi sta molto peggio di noi: ci sono casi in cui, mancando la figura dell’educatore, i bimbi disabili non possono essere nemmeno accettati nelle scuole per l‘infanzia. E infatti ci sono famiglie che migrano verso realtà che offrano un maggior sostegno.
«Qui a Parma - prosegue l’assessora - le certificazioni sono in costante aumento, mentre delle nostre risorse non si può dire altrettanto. Ai ragazzi d’età superiore ai 14 anni con gravi disabilità continuiamo a garantire nove settimane di educatore per la frequenza del centro estivo. E così, come sempre, per gli under 11 quattro settimane, che possono essere portate a sei, se la famiglia è seguita dai Servizi sociali». Insomma, è già qualcosa essere riusciti a garantire il mese di operatore per il centro estivo a 171 bambini, per un totale di 646 settimane lavorative, quando lo scorso anno i bambini con disabilità iscritti ai centri erano 153, per un totale di 554 settimane. «Ma possono anche arrivare certificazioni in corso d’opera - ricorda Caterina Bonetti -. E poi, non dimentichiamolo, bisogna trovare il personale: il numero degli educatori non è infinito…».
La soluzione? «Tutto il settore dell’educazione andrebbe statalizzato: come l’insegnante di sostegno, anche l’educatore per i centri estivi dovrebbe essere garantito da Roma - conclude Caterina Bonetti -. Solo così si potrebbero avere le risorse per rispondere a una domanda legittima e in continuo aumento».