Un esposto alle autorità dei residenti

«In viale Fratti siamo assediati dai tossici»

È tutto maledettamente semplice. Per fare spesa bastano pochi secondi: soldi e roba passano di mano così in fretta che pare un gioco di prestigio. Poi, con la busta finalmente in tasca, serve solo un posto tranquillo dove mettersi comodi per fumare, sniffare o inalare, a piacer proprio. E lo sballo è garantito.

Scene trucide dalle città in odore di gomorra? Nulla di tutto questo: il Duc è a due passi, via Garibaldi è proprio di fronte, viale Fratti ronza placido del solito traffico senza sosta. Mentre chi abita intorno scuote la testa: «Viviamo assediati dai tossici. E non sappiamo più che fare».

Che la zona tutt'intorno alla stazione sconti un disagio ormai quasi cronico lo dicono in tanti. Ma quello che sta accadendo nelle stradine tra viale Fratti e la massicciata ferroviaria è nuovo. Almeno per gravità. «Ci sono sempre stati dei problemi», raccontano alcuni esercenti della zona che nelle scorse ore hanno spedito un esposto, («l'ennesimo») a tutte le autorità cittadine e anche alla Gazzetta. - Ma da un po' di tempo la situazione è, se possibile, peggiorata». E basta poco a capire come mai. Tutto nasce dalla presenza di un'operosa centrale di spaccio aperta praticamente notte e giorno in via Trento, all'ombra del cavalcavia della ferrovia, dove sostano giovani di colore armati di cellulare. Da come smistano bustine non hanno solo i telefoni in tasca.

«I clienti comprano da loro e poi, sfruttando passaggi privati tra le case, accessi a parcheggi, si infrattano sotto le nostre case», spiegano i residenti che si improvvisano guide. I segni della presenza dei tossicodipendenti sono evidenti. Per terra le bottiglie di plastica usate per il crack, le stagnole con le dosi, filtri fatti più o meno in casa. E soprattutto, ciondolanti e confusi, loro: disperati che qui si stordiscono di ogni tipo di sostanza. «Li si trova ad ogni ora, dal mattino fino a sera - racconta un artigiano esasperato - provano ad aprire ogni auto in sosta, cercano qualunque cosa da arraffare».

Già sarebbe grave: ma più di tutto spaventa vederli storditi, seduti a terra o sbracati contro un muro. «Alcuni di noi, soprattutto gli uomini giovani, gli dicono di andarsene, provano a farli sloggiare. Ma ci sono persone anziane, donne, che sono spaventate. Dopo una certa ora non portano neppure più in strada l'immondizia». Altri, invece, provano a barricarsi: colpisce, qui e non in una favela sudamericana, vedere le matasse di filo spinato proteggere il cortile di un condominio mentre molti progettano nuove paratie. «Arrivano anche dalla vicina massicciata del treno e stiamo pensando di installare nuovi cancelli».

Le volanti della questura, in particolare dopo l'esposto, passano e provano a monitorare quel labirinto di viuzze senza uscite, slarghi e parcheggi. E' una missione quasi impossibile anche se ogni tanto qualcuno inciampa nelle divise. «Qualche giorno fa hanno bloccato una ragazza: aveva 17 anni appena, urlava di non avvisare i suoi genitori», racconta con aria sgomenta una delle residenti. Che però poi cambia espressione quando si trova a fare i conti con la realtà: «Dispiace vedere simili situazioni ma scoccia anche vivere con l'ansia: abbiamo dovuto installare le grate alle finestre per evitare di trovarci gente in casa».

Quegli stessi («ci sono italiani e stranieri, giovani e gente ben più che matura») che con il tardo pomeriggio iniziano a sciamare sempre più numerosi, si infilano tra le auto in sosta, cercano un angolo riparato per dare fuoco alle polverine contenute nella stagnola: di siringhe, ormai, non se ne trovano più, le droghe hanno cambiato volto. Ma non per questo sono meno letali.

Un popolo senza nome e con l'aria inespressiva da zombie che tenta la colletta, assilla i passanti, prova a mettere insieme qualche soldo e alla fine torna come attratto da una forza invincibile verso via Trento, verso il market sempre aperto: i venditori lo sanno e aspettano. La crisi, da queste parti, non sanno cosa sia.

Luca Pelagatti