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Baby gang, un ragazzino pestato davanti al Regio e un altro minacciato in Ghiaia: «Parma non è sicura per i nostri figli»
«Mio figlio è spaventato. Tre ragazzini stranieri lo hanno circondato e uno lo ha preso per la maglietta strattonandolo e lo ha minacciato: "Se non mi dai i soldi...". Gli ha fatto capire di avere un coltello».
Ore 10 di sabato. In Piazza Ghiaia non si cammina: tanta la gente che gira tra i banchi del mercato. E nella confusione è facile nascondersi. Anche se quelle facce lì, le conosciamo bene: «Sì, sono sempre i soliti - racconta un signore - e giovedì alle 18,30 è scattata un'altra rissa: erano una quarantina tra i 15 e i 20 anni: tutti nordafricani».
Pantaloni calati con le mutande in vista, scarpette alla moda, cappellino, occhiali da sole, catenone e borsello tracolla: di certo non vanno a scuola. E la violenza come linguaggio. Per nulla integrati, questi «maranza», tra loro parlano arabo o dialetto del Paese d'origine, pur essendo di seconda generazione in Italia: «Si sentono invincibili - sottolinea un altro signore -. Quasi fossero i padroni della città».
Sono tanti, troppi, che non rubano per mangiare, ma per comprarsi la roba firmata. E allora se la prendono con i bravi ragazzi: furti, rapine e botte. Come è successo a quest'ultimo 13enne in Ghiaia ieri mattina: «Mio figlio si trovava in centro con un amico per comprarsi qualcosa - spiega con rabbia il papà -, quando in via Mazzini all'altezza delle scale che portano in Ghiaia è stato accerchiato da questi giovani. Fortunatamente non è successo niente di grave, perché grazie all'intervento di una signora sono scappati via. Ho subito segnalato il fatto alla polizia e ai carabinieri. Sì, erano tutti molto giovani e neri, ma il colore della pelle non significa nulla: solo l'educazione fa la differenza. La situazione è grave perché gli episodi si ripetono e i nostri figli non hanno la libertà di muoversi: la città non è sicura».
Ghiaia, Lungoparma, ma anche Pilotta, le scalette di borgo Paggeria, via Garibaldi e Teatro Regio. Qui, dove nei giorni scorsi è accaduto un episodio davvero molto grave: «Mio figlio ancora adolescente stava passeggiando in centro con un'amica - racconta la mamma - e proprio quasi davanti al Teatro Regio intorno alle 18 è stato circondato: cinque ragazzi di 17anni e di origine marocchina. Uno gli ha preso la catenina della cresima che ha al collo e lo ha tirato, quasi per strangolarlo. Poi, caduto a terra, gli altri lo hanno preso a calci nella schiena e a pugni fino a fargli sanguinare il naso. Ora è talmente traumatizzato che non vuole più uscire di casa».
Un sospiro e poi: «Mi chiedo se questa è la normalità - riprende il papà del 13enne -, dove in città bisogna subire questi soprusi quotidiani a danno dei nostri figli, che hanno solo la colpa di voler uscire in centro. Non si può sottostare a queste aggressioni e a questi episodi che si protraggono ormai da troppo tempo nella civilissima Parma. La situazione è insostenibile».
Già qualcuno ha detto che la forza di questi adolescenti violenti è il gruppo: da soli fanno ben poco. Bande o come vengono definite «baby gang», tant'è che non solo le ragazze hanno paura a passeggiare per via Garibaldi, per la Pilotta e in Ghiaia, ma anche i ragazzi non frequentano più certe zone. E quando alla fermata dell'autobus si avvicina il gruppo dei maranza il timore che possano prenderti in disparte alla luce del sole per minacciarti e colpirti è diffuso: è il senso di insicurezza che trapela dagli sguardi di chi invece è appena uscito da scuola con il proprio zaino. Bande che non stazionano mai a lungo in un solo luogo, anzi si dividono e si spostano spesso. E all'improvviso corrono tutti per prendere il primo bus: chissà con quale biglietto? Ma dopo poco tornano e aspettano.
«Davanti al Teatro Regio c'è sempre un assembramento di ragazzini terribili - confida una signora -: si vedono delle scene incredibili, perché si picchiano e lanciano bottiglie. Poi mangiano bevono e buttano lattine, plastica e cartacce per terra. Lì, davanti al nostro tempio della musica. E nessuno li manda via. Ma non c'è un'ordinanza che vieta questi bivacchi? Dov'è finita?».
Tornando verso la Ghiaia qualcuno è certo: «Le risse sono frequenti, tutto dipende anche da quanto bevono. Poi quando arrivano le forze dell'ordine si sparpagliano ovunque. Ci vogliono più controlli in tutte queste zone e presidi fissi. La gente che viene in Ghiaia per fare la spesa si lamenta tanto di queste bande e c'è chi ha paura a fare le scale del Lungoparma. Durante la settimana questi gruppi di ragazzini si riuniscono nel tardo pomeriggio, mentre nel fine settimana sono in giro già dal mattino. E l'indisciplina dilaga: sono ragazzi che non possono permettersi di comprare quello che vogliono, per cui rubano ai loro coetanei. Non hanno paura di niente, tanto pensano che nessuno gli può fare niente».
Mara Varoli