VIVEVA A BARDI

Stefan, 9 anni: il piccolo angelo non ce l'ha fatta

Laura Caffagnini

Si svolgono oggi alle 12 nella chiesa parrocchiale di Bardi i funerali di Stefan Kosenok, appena 9 anni, morto per un tumore al cervello venerdì al Maggiore di Parma dove era ricoverato da aprile.

La mamma Uliana e il papà Roman, originari di Vinnycja, vicino a Kiev, hanno voluto stargli vicino per le ultime ore a Bardi dove abitano e lavorano da diversi anni la nonna Svetlana e la bisnonna Valentina, e dove Uliana ha trovato casa e ha preso la residenza.

«Stefan era innamorato di Bardi e di Lama, la frazione dove mia nonna ha curato gli anziani della famiglia Biolzi. Anche a me piace molto, è come la mia terra materna».

Nella cameretta colorata, attorno alla bara bianca dove Stefan riposa vestito con una camicia bianca, come lui amava per le feste, ci sono le donne di tre generazioni che lo vegliano con dolore e amore e due amiche bardigiane: una è anche collega della nonna Svetlana che lavora alla casa di riposo Villa Mater Gratiae. Tanti i fiori arrivati. Sugli scaffali le foto del bambino alla nascita e nei primi anni, candele di cera d’api accese, disegni e messaggi di sostegno, giochi e pupazzi.

«A Stefan piaceva molto plasmare personaggi dei fumetti con il pongo e colorarli; amava disegnare, cantare, nuotare, ballare come Michael Jackson» racconta la mamma.

A Parma, dov’è nato, Stefan ha frequentato la prima e la seconda elementare alla scuola Pezzani: «Mamme speciali, bambini speciali, maestre speciali – dice Uliana -: non ci hanno mai lasciati soli». I due anni di lotta contro la malattia sono stati un crescendo di diagnosi, cure e incontri. «Dopo due mesi tra il Pronto Soccorso e la Pediatria, una tac e una risonanza hanno evidenziato una massa al cervello di origine tumorale. Desidero ringraziare tutti quelli che hanno fatto tanto per lui: il professor Giombelli che l’ha operato; la dottoressa Bertolini, medici, infermiere e infermieri, operatori sociosanitari, le maestre e il maestro che gli faceva le video-lezioni, i volontari e le volontarie di Giocamico e quelli di Noi per loro». Sul cellulare le foto e i video dell’ultimo compleanno di Stefan sorridente nel letto d’ospedale con attorno la famiglia, i pompieri che desiderava tanto conoscere, l’Uomo Ragno, amici e amiche. Stefan, a detta di tanti, era un bambino più grande della sua età.

«Era molto intelligente. Credeva tanto in Dio. Alla chiesa dell’ospedale un prete che ha visto come lui pregava e come era innamorato di Dio ha iniziato a venire a trovarlo. Gli sono riconoscente. Stefan era un bambino speciale che è nato per fare la sua missione: insegnare a noi adulti tante cose. Ero la mamma più fortunata del mondo. Quando tornavo dal lavoro mi portava le ciabatte, il tè e dei panini che aveva preparato. Decidevamo sempre insieme, lui mi aiutava a scegliere cosa fare e proprio il giusto. Lui, tutto lui, dappertutto lui, dentro lui, e ora senza di lui fisicamente… Aveva un sogno: crescere, lavorare, e con i soldi guadagnati aiutare i bambini in Africa che sono senza cibo. Lo farò io».

Laura Caffagnini