INTERVISTA

Il Nobel Pamuk: «I miei disegni al Labirinto della Masone»

Chiara De Carli

È iniziato mercoledì da Milano, con l’inaugurazione di Book City e la cerimonia di consegna del Sigillo della Città, il «tour» italiano che porterà il narratore turco Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura nel 2006, anche nel Parmense. Per questo pomeriggio è infatti in programma l’arrivo al Labirinto della Masone di Fontanellato per la presentazione alla stampa e il vernissage della mostra «Orhan Pamuk. Parole ed immagini» che aprirà i battenti domani mattina e che, fino al 17 marzo, offrirà ai visitatori la possibilità di ammirare 12 taccuini selezionati da Pamuk insieme ad Edoardo Pepino, direttore del Labirinto della Masone.

Un’esposizione che nasce da un legame che è sia di amicizia che di collaborazione professionale. Lo scrittore turco, «nascosto» dietro lo pseudonimo di Mr.Pa, firma infatti la rubrica «Il signor Pa va al museo» della rivista FMR.

«Anni fa, come tanti nel mondo, eravamo rimasti affascinati dal suo capolavoro “il museo dell’innocenza” – ricorda Pepino –. Anni dopo, Pamuk ha saputo declinare questo “museo” anche nella dimensione fisica, realizzando, in una casa del centro storico di Istanbul, un luogo da visitare e in cui la stessa storia d’amore è raccontata attraverso gli oggetti». Un’operazione culturale unica al mondo che non poteva non solleticare la fantasia degli editori della FMR.

«Mentre lavoravamo al primo numero, abbiamo pensato che sarebbe stato bello interrogare l’autore su questa sua attività. Abbiamo avuto l’occasione di conoscerlo e siamo così andati a Istanbul per realizzare un reportage sul Museo dell’Innocenza. Lì abbiamo scoperto che lui era già un appassionato delle pubblicazioni della nostra casa editrice e così, quasi da quel momento stesso, è diventato un autore della rivista Fmr». Ma la visita ad Istanbul ha regalato un’altra sorpresa: i taccuini su Pamuk disegna e scrive. Oggetti privati, che raccolgono disegni e pensieri, e la cui pubblicazione da parte di Gallimard, primo a farli conoscere al mondo, non era allora ancora neppure in programma. «Al di là del suo desiderio di essere un’artista figurativo, abbiamo capito che il suo interesse era focalizzato sul rapporto tra pittura e scrittura». E man mano che i taccuini si riempiono e si colorano, si sviluppa anche la creazione letteraria: «Un giorno, quando avevo 54 anni, entrai in una cartoleria e comprai colori di tutti i tipi, insomma, tutto ciò che mi piaceva usare per disegnare durante la mia infanzia e la mia adolescenza - ha rivelato il premio Nobel a Pepino, durante le registrazioni dell’esclusiva intervista-documentario che da sabato sarà proiettata nella seconda sala della mostra -. Ero intimidito, perché ero già un autore famoso e affermato e non volevo andare in giro a dire che dipingevo. Così ho iniziato a disegnare su piccoli quaderni, cosa che mi dava molta gioia. Così come accadeva nella mia infanzia, quando dipingo mi sento una persona felice, molto felice. Quando dipingo sono felice come chi canta sotto la doccia. Quando scrivo invece sono più cerebrale, più serio, più determinato. Queste attività si completano a vicenda e non sono in lotta l’una contro l’altra. Infatti, quando penso a una pagina penso all’unità e alla composizione di parole e immagini concepite allo stesso tempo. In passato, e soprattutto in Asia, la pittura e la scrittura non erano così distinte come possono apparire oggi». Taccuini che diventano quasi diari personali: «Tenere un diario, come tutti questi che mostro, è un atto molto privato che le persone fanno soprattutto per ricordare le loro cose personali. È un mondo nascosto. È stato lo scrittore francese André Gide ad avere l’idea di pubblicare il suo diario quando era ancora in vita e molti scrittori, da Max Frisch a Peter Handke, iniziarono a pubblicare estratti dai loro diari. Quello che ho fatto in questi anni è una sorta di continuazione di questa idea moderni. Diari, dipinti, disegni, sono tutte cose a me care. Forse è così che legittimo oggi la pubblicazione dei miei diari. L’artista, il pittore e lo scrittore che sono in me non lottano tra loro. Non lottano l’uno con l’altro. Forse rappresentano la stessa cosa. Mi hanno ispirato e mi piacciono altri artisti e scrittori come William Blake per esempio, che concepiscono la pagina in due modi: una pagina, o meglio, la doppia pagina per William Blake è un luogo sia per l’immagine che per la poesia».

E il Labirinto, forse anche grazie al particolare legame di amicizia, diventa il luogo ideale da cui mostrarli al mondo.

«È già la seconda volta che vengo al Labirinto della Masone. Collaboro regolarmente con la casa editrice Franco Maria Ricci grazie al mio personaggio ‘Mr PA’, che è una persona molto riservata che frequenta il Metropolitan Museum di New York tutte le settimane, e racconta delle sue impressioni su pitture, musei… e di tutto quello che vede e su cui ragiona. Come già fece Italo Calvino e altri, sono contento di partecipare all’impegno di questo editore nel pubblicare libri particolarmente belli. Sono anche molto felice di questa mostra sui miei taccuini, che è contemporanea all’uscita per Einaudi del libro ‘Memorie di Montagne Lontane’. Queste mie composizioni di disegni e parole credo rientrino nella vocazione del Labirinto della Masone di mostrare l’arte, i manoscritti, i bei libri».

Da domani, la mostra sarà aperta tutti i giorni, tranne il martedì, dalle 9.30 alle 18, e il biglietto d’ingresso comprende anche l’accesso al dedalo di bambù e alla collezione permanente di Franco Maria Ricci.

Fino al 7 gennaio, nella corte centrale del Labirinto prosegue inoltre la mostra «destini incrociati» che, nel centesimo anno della nascita di Italo Calvino, celebra il rapporto lavorativo e personale tra l’editore Franco Maria Ricci e il grande scrittore con lettere autografe, video, fotografie e altre testimonianze.

Chiara De Carli