ANALISI

Fatturato e utili in crescita: le «Top 500» sono solide a Parma

Un anno di crescita nelle performance economiche e patrimoniali delle imprese del Parmense, che hanno i giusti fondamentali per affrontare le incertezze che si stanno presentando in questo periodo. È il quadro che emerge dall'analisi di Top 500, lo studio - alla nona edizione - che si basa sui dati dei bilanci delle principali aziende di Parma e provincia. La guida - ieri in omaggio con la Gazzetta e ora disponibile online - nasce dal lavoro congiunto di PwC, Odcec e Università. Ieri il volume è stato presentato negli spazi dell'auditorium «Carlo Gabbi» del Green Life di Crédit Agricole, con interventi istituzionali, analisi e una tavola rotonda su un tema di stretta attualità: l'Intelligenza artificiale. Anche dal punto di vista delle opportunità per le imprese.

I dettagli metodologici e i contenuti di Top 500 sono stati sviscerati da Pier Luigi Marchini, professore ordinario del Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell'Ateneo. Lo studio prende in considerazione i dati dei bilanci 2022. Sono state classificate le prime 500 imprese di Parma e provincia in un «cluster dimensionale» in base al volume dei ricavi. Si tratta di aziende con sede legale ed attività operativa a Parma e provincia, escluse società finanziarie e holding finanziarie pure. Nel contempo sono state analizzate le performance delle imprese, considerando gli utili e gli indicatori economico-finanziari.

Fra le 500 imprese «top», in questa nona edizione sono 55 le nuove entrate rispetto all'anno scorso. Le più «longeve» sono 254: sono presenti in Top 500 fin dalla prima edizione. Di queste, 86 sono presenti sempre nel medesimo «cluster».

Al di là dell'incremento del fatturato, presente in quasi tutti i settori delle Top 500, si sono rafforzati anche gli indicatori patrimoniali. Il 2022 è stato quindi particolarmente positivo per le imprese del Parmense. Il fatturato ha visto indici significativi di aumento percentuale (anche se sul trend influisce l'inflazione alta). Le cifre positive si sono trasferite sui risultati: reddito operativo, utili e indicatori di performance. «Questo ha permesso di evidenziare un buono stato di salute delle imprese di Parma e provincia - spiega Marchini - che è stato sicuramente essenziale per affrontare il 2023 che si è mostrato con le proprie criticità (guerre, aumento dell'inflazione). Consente anche di affrontare in modo positivo il 2024, che si presenta con diverse incertezze». Il quadro economico del 2022 ha visto l'Italia crescere del 3,7%, mentre le prospettive per il 2023 sono di una crescita rallentata (+0,7% previsto) e per il 2024 la tendenza è di rivedere al ribasso anche questo valore.

Le «Top 500» hanno visto nel 2022 un aumento dei ricavi del 15%. Come noto, tuttavia, si è acuito anche il peso dei costi: +17% materie prime e di consumo, +16% i costi per servizi, +9% i costi per salari e stipendi. Marchini sottolinea quindi che «le imprese sono state in grado di assorbire bene gli aumenti dei costi. Tutti gli indici di redditività sono in crescita rispetto all'anno precedente. Buone notizie che contrastano con l'andamento degli indicatori di rischio finanziario». Emerge infatti che la copertura sugli oneri finanziari diminuisce, mentre l'indice di indebitamento cresce (quindi peggiora).

Quanto ai singoli settori, spiccano l'agroalimentare (4 imprese in meno in Top 500 rispetto all'anno scorso) e la meccanica (+3 imprese). Le migliori performance in termini di fatturato sono del settore Vetro (+20%), anche se sono rimaste soltanto tre imprese nel Parmense. In termini di utili, i risultati migliori sono quelli dell'edilizia.

Bene i fondamentali ma oggi il problema sono le prospettive. Fra 2023 e 2024 siamo consapevoli che il futuro rimane fortemente incerto a causa di guerre, andamento dell'inflazione e prospettive di crescita a tassi relativamente bassi. Per affrontare il futuro una «parola-chiave» sarà sostenibilità. Anche in vista dell'ampliamento ad imprese non quotate dell'obbligo di redigere i bilanci di sostenibilità: nel 2025 si dovrebbe passare da 11.700 a 50mila in Europa.

Link all'articolo: https://top500.gazzettadiparma.it/