Emergenza

Influenza, il Pronto soccorso «scoppia»: pazienti dirottati a Vaio

L'influenza stagionale, quest'anno particolarmente impegnativa per la gestione dei sintomi, ha messo a dura prova, nella notte fra giovedì e ieri, il pronto soccorso dell'ospedale Maggiore, al punto che è stato necessario dirottare diversi pazienti all'ospedale di Fidenza.

La situazione al ps di Parma - preso d'assalto già da giorni - è diventata insostenibile intorno alle 23 di giovedì quando, fra i pazienti negli ambulatori e quelli in coda per un consulto nella sala d'attesa, la struttura di via Abbeveratoia è arrivata a contenere un centinaio di persone. Perlopiù colpite dall'influenza, e solo in minima parte dal Covid.

Da un lato quindi tanti parmigiani malati e con una sindrome respiratoria grave, dall'altro anche medici e infermieri decimati da febbre e mal di gola. Un mix micidiale che ha creato - spiega Sandra Rossi, direttrice sanitaria del Maggiore, del Dipartimento interaziendale provinciale di emergenza-urgenza e della Prima anestesia e rianimazione - «una situazione di sovraffollamento che, nonostante la buona volontà degli operatori sanitari, non era più gestibile».

Il problema non era infatti solo dare risposta all'emergenza, ma anche ai ricoveri. Se infatti il numero di accessi nella nottata non è stato esorbitante (149 al ps e 90 ai neonati Cau, i Centri di assistenza e urgenza, a fronte di una media di 200 accessi al solo ps, prima dell'inaugurazione dei Cau), il fatto che per il 28,5% delle persone visitate sia stato disposto il ricovero (soprattutto, ma non solo, nelle medicine, nelle malattie infettive, in pneumologia e in rianimazione) ha presto «saturato» molti dei letti disponibili nei reparti del Maggiore.

A quel punto, dalle 23 e fino alle 8 di ieri mattina, spiega ancora Rossi, 17 ambulanze con altrettanti pazienti sono stati dirottati su Vaio. Una mossa - prevista anche da una delibera regionale del luglio 2019, che mobilita le reti ospedaliere territoriali integrate per la gestione dell'emergenza - che ha consentito di riportare, ieri mattina, il flusso dei mezzi di soccorso verso il Maggiore a livelli fisiologici.

Ma mentre la Rossi ringrazia medici e infermieri del ps del Maggiore, e in particolare il dirigente Marcello Zinelli, per il potenziamento dei turni e per lo straordinario impegno per dare risposta a tutti, all'orizzonte ci sono altre giornate difficili, complice il Capodanno.

Per questo ieri pomeriggio si è tenuto in videoconferenza un incontro fra la direzione dell'Ausl (da cui dipendono gli ospedali del territorio) e quella dell'Azienda ospedaliera universitaria.

«Si è deciso di aumentare la disponibilità di mezzi di soccorso e la presenza a bordo di medici ed infermieri - spiega Rossi - Inoltre hanno dato la disponibilità di posti letto gli ospedali di Borgotaro, cinque letti, e la Casa della salute di San Secondo per le cure intermedie, che ne mette a disposizione tre, mentre Fidenza ha al momento liberi altri quattro letti».

Per quanto riguarda il Maggiore, sarà aumentata la disponibilità di letti anche nelle chirurgie, che potranno accogliere i pazienti in arrivo dal ps che presentano insufficienza respiratoria lieve.

Ma in generale, continua Rossi, tutti i reparti saranno chiamati a garantire il trattamento appropriato dei pazienti che arrivano in emergenza per l'influenza.

La situazione di Parma non è che lo specchio di quello che sta avvenendo in tutta la Regione e in tutta Italia.

I ceppi dell'influenza stagionale di quest'anno non sono nuovi, li conosciamo dal 2009: si tratta dell'A H1N1 e A H3N2. Ma ad aggravare gli esiti dell'infezione c'è il risultato non ottimale della campagna vaccinale e, dice Rossi, la piena ripresa delle interazioni sociali e familiari senza più l'uso della mascherina, del distanziamento e della disinfezione delle mani: le misure imposte dal Covid che avevano svolto un'egregia funzione di barriera anche per gli altri virus.

«Vorrei ricordare, soprattutto agli anziani e ai soggetti fragili, che c'è ancora tempo per vaccinarsi», ricorda la direttrice sanitaria dell'ospedale Maggiore. Un gesto di responsabilità verso se stessi e i propri familiari, ma anche di responsabilità sociale per preservare l'efficienza del sistema sanitario.

Monica Tiezzi