Nel 2025
La settima volta di Riccardo Muti a Vienna: «Sono felice che abbiano scelto un italiano»
Che il Presidente della Repubblica in persona segua da tempo, con ammirazione, la multiforme, instancabile attività musical-patriottica di Riccardo Muti, già da lui insignito della più alta carica onorifica prevista dal Parlamento; e che ora condivida appieno l’apprezzamento per l’ottantaduenne direttore napoletano, chiamato sul podio dall’orchestra simbolo della nazione a dirigere gli appuntamenti più prestigiosi, imperdibili per il loro valore storico e culturale, è ovviamente motivo di orgoglio per il musicista da anni al vertice nell’esecuzione dell’Opera e del Sinfonismo europeo, vale a dire il vertice mondiale.
Lui, Riccardo Muti, è ovviamente d’umore «aux anges», rinchiuso in una bolla di soavità e inaccessibile, al punto di non voler commentare, regalando al vecchio cronista la miseria di una dozzina di sillabe: «Son felice che abbiano scelto un italiano» dice al telefono, raggiunto nella sua casa di Ravenna. Insomma tutti contenti per il direttore d’orchestra che in questi anni più si è speso nella difesa dei valori sui quali poggia la nostra civiltà, tra i quali la musica e l’opera: sopra tutti i lavori del Grande Roncolese: Giuseppe Verdi. Cioè, l’unico nome «apriti sesamo», sentendo il quale, pronunciato con inflessione bussetan-parmense e per di più in nome della «Gazzetta di Parma»- «sempre gradita» dice, «e coraggiosa alleata nella mia battaglia ‘salvaVerdi’»- smuove un poco l’oggi taciturno direttore, reduce da una trionfale giornata bussetana: «Un’ emozione indimenticabile, una salutare e salvifica immersione nel mondo verdiano», rammenta Muti.
Se vogliamo, l’unico motivo di rammarico in questo giulebbe generale, potrebbe venire dal fatto che il più alto riconoscimento di questa strabiliante e generosa, inesausta e appassionata Crociata musical-culturale, rechi in calce la firma di Alexander Van der Bellen, il presidente austriaco che stravede per il Muti idoleggiato dai Wiener, i Filarmonici di Vienna, i quali quando Vienna fa festa grande ecco che immancabilmente si affidano a Riccardo Muti per il quale nutrono una stima straordinaria, via via accresciuta nel corso di cinquantatré anni di un rapporto artistico senza pari.
Le cifre parlano chiaro: per la settima volta Muti dirigerà il Concerto di Capodanno e sarà un evento assai significativo, perché nel 2025 ricorrerà il Bicentenario di Johann Strauss Junior, il cosiddetto «padre del walzer». Il maestro napoletano per i Viennesi è ormai da anni, dal 1971, un’istituzione. Lo hanno, chiamato a dirigere nelle occasioni più significative: come nel 2000, per il Concerto del nuovo Millennio, e nel 1996 per la celebrazione del Millennio dell’Austria.
Ma oltre al Concerto del Capodanno in onore del «padre del Walzer», Muti dirigerà altri due concerti-simbolo della cultura più profonda, dell’anima più sensibile al «Bello musicale». In agosto il «Defensor Verdi» sarà chiamato a dirigere l’indirigibile Ottava sinfonia di Bruckner, del quale ricorre il Bicentenario della nascita. Il 7 maggio il fuoriclasse musicista Apulo- Campano, sarà sul podio a Vienna a guidare i Wiener in un concerto già tutto esaurito: la grandiosa festa dedicata al Bicentenario della prima esecuzione della Nona di Beethoven. Sarà l’occasione di approfondire anche la figura di Otto Nicolai, il fondatore dei Wiener tra i quali il compositore tedesco “nemico di Verdi” ebbe in orchestra due violoncellisti che suonarono alla prima della Nona, insieme allo stesso Beethoven. La curiosità del personaggio Otto Nicolai è assai interessante. Italianizzato e musicista in rapporti con la Scala ottocentesca, ebbe in offerta da musicare il libretto di «Nabucodonosor». Rifiutò sdegnato per la trucibalderia della vicenda. Sicché il libretto passò a Verdi: con grande scorno di Nicolai, il Nabucco trionfò. Infine la coppia riformulò l’ultima sfida, scegliendo entrambi per il commiato lo stesso Shakespeare. Falstaff, per Verdi: le Allegre comari di Windsor, per Nicolai: il quale morì di infarto a soli 39 anni, durante i quali fu costretto ad allestire, come direttore musicale l’odiato «Nabucco». Mai sfidare la maledizione verdiana!
Vittorio Testa