STALKING
«Devi morire, ti taglio la gola»: quando la vicina diventa un incubo
Era stato una conquista quell'appartamento al piano terra in una casa popolare del quartiere San Leonardo. Il giardino, poi, era per Claudia (la chiameremo così) una piccola oasi di pace. Una vita semplice e serena: un compagno al fianco e una figlia che spesso veniva a trovarla con il nipotino. Così fino alla fine dell'estate del 2020, quando la nuova vicina del piano di sopra ha rivoluzionato le sue giornate. E la «dolce casa» è diventata una prigione da cui fuggire. Per quasi due anni e mezzo, fino allo scorso febbraio, quando l'inquilina molesta se ne è andata, ha dovuto resistere a tutto: insulti, sputi, minacce, rifiuti scaricati nel suo giardino, rumori e schiamazzi ad ogni ora. Era anche capitato che se la ritrovasse alle calcagna fuori dalla porta di casa armata di telefonino con cui la riprendeva. Sapendo, poi, che Claudia aveva paura del suo cane, invece di allontanarlo, un giorno le si era avvicinata in modo aggressivo colpendola con un calcio alla gamba. Così era cominciata la pioggia di denunce, e per la vicina - 43 anni, originaria di Taranto, ma da tempo residente a Parma - erano scattati vari provvedimenti, tra cui il divieto di avvicinamento a Claudia e l'obbligo di firma. E, ieri, la decisione di patteggiare per stalking e lesioni: 1 anno e 6 mesi. Che il giudice Paola Artusi ha sostituito con lavori di pubblica utilità della stessa durata da svolgere in una cooperativa sociale della città. La donna non potrà inoltre spostarsi fuori regione e detenere o portare armi o munizioni.
D'altra parte, pur non avendo in quegli anni sbandierato pistole o coltelli, era stata particolarmente aggressiva. E indomabile. «Ti sfregio la faccia, vedrai che ti faccio, stai attenta: me la pagherai, te ne devi andare di qua, vi tagliamo la gola, fascista schifosa devi morire», si era sentita dire Claudia più volte. Bastava che la intravedesse in giardino o capisse che era in casa per scatenare tutto il suo disprezzo: abbaiava anche insieme al suo cane sapendo che Claudia lo temeva.
Il dileggio. Le umiliazioni. Quelle le sue armi preferite. Ma le dava soddisfazione anche sparare musica a tutto volume ad ogni ora, battere sul pavimento e sulle pareti o mettersi a pigiare il citofono della vicina in piena notte. Sfregiare quel giardino a cui Claudia teneva tanto era poi uno dei passatempi preferiti: sulle aiuole faceva cadere di tutto, dalle bucce di banana ai fazzoletti usati fino agli indumenti intimi sporchi. Claudia aveva dovuto anche schivare qualche vaso di fiori e dei petardi. Ma l'altra aveva addirittura trovato il modo di bloccare l'apertura delle sue persiane piazzando dei pali di ferro alla rete di confine tra le due proprietà.
Uno tsunami che aveva spazzato via la vita di prima. Oltre che alla figlia e al nipote, anche agli amici era ormai proibito venire in quella casa, perché tutti potevano finire nel mirino. E nel novembre 2021 era toccato a Claudia fare le valigie per trasferirsi dal compagno. Più di un anno di esilio prima di poter ritornare a casa senza paure.