Il professore

È morto improvvisamente Almerico Novarini, un maestro della medicina e della cura

È morto all'età di 85 anni Almerico Novarini. Un grande medico, attento alla cura e con una dote ormai rara: sapeva ascoltare.

Un uomo che ha fatto della carriera una missione, per il suo impegno non solo nella professione, nell'insegnamento e nella ricerca, ma anche nel volontariato. Nato a Trecasali, il 20 gennaio 1938, Novarini si è laureato in medicina e chirurgia nel lontano ‘62. Allievo dei professori Luigi Migone e Alberico Borghetti, è stato professore di semeiotica, di patologia medica e ordinario di medicina interna e ha ricoperto la carica di direttore dell’Istituto di semeiotica medica dal 1983 e successivamente del dipartimento di Scienze cliniche del nostro ateneo. È stato per 16 anni preside della Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Parma. È stato direttore della Scuola di specializzazione in cardiologia. È stato anche membro del Consiglio superiore di sanità, della giunta del collegio dei docenti di medicina interna e della Società italiana dell’ipertensione arteriosa. Nel 2006, è stato insignito del titolo di «Cavaliere dell’ordine al Merito della Repubblica Italiana». Il professore Novarini è stato segretario e, successivamente, presidente della Società di medicina e scienze naturali di Parma per circa trent’anni, socio fondatore della Società italiana di pedagogia medica e presidente del comitato etico di ateneo. È stato co-fondatore, nel 2006, del Centro di bioetica «Luigi Migone» per promuovere la discussione sui temi etici della biologia, della medicina e dell’ambiente. È stato autore di oltre 400 pubblicazioni su riviste italiane e internazionali.

E il primo ricordo è quello dell'adorata famiglia, della moglie Maria Grazie e dei figli Rossella e Andrea: «Papà è stato uno dei medici più brillanti ed illuminati della sua epoca ed era soprattutto pazzamente «innamorato» del suo lavoro. Ogni giorno della sua vita noi figli e mia madre - sacrificati a questa scelta così profonda di prendersi cura - vedevamo la felicità che gli derivava proprio dall’amore che metteva in ciò che faceva per i suoi ammalati, i quali lo ricambiavano con un affetto incredibile anche a distanza di anni. Ancora oggi ci capita, dovunque andiamo, di incontrare qualcuno che conosceva papà perché ne era stato curato con una premura ed una competenza rari. I suoi valori di rispetto, serietà, responsabilità, sostenuti da una fede incrollabile nel Divino come parte imprescindibile nel suo compito di guaritore, sono stati il suo personale dono a tante generazioni di studenti di medicina. Neppure la pensione lo ha tenuto lontano dal suo "grande amore" instancabile nello studio e negli aggiornamenti e nel sentirsi ancora e sempre parte del suo amato ospedale dove ogni singolo giorno della sua vita arrivava pedalando in sella alla sua bicicletta». Così scrive Aderville Cabassi, ordinario di Medicina interna direttore dell'Unità operativa di Clinica e terapia medica dell'Azienda ospedaliera universitaria di Parma: «Il professore Novarini ha dedicato la sua lunga carriera di medico, di docente e di ricercatore, di cui tutti noi allievi abbiamo beneficiato, ad argomenti che fanno capo ai disturbi del metabolismo idrosalino cellulare e dell’equilibrio acido-base e alle problematiche cliniche dei pazienti affetti da patologie internistiche complesse. Ha anche affrontato con grande competenza e profondità argomenti attinenti all’etica medica e alla Pedagogia medica. Novarini è stato un grande clinico che ha sempre posto la centralità del malato come priorità; questo è l’insegnamento che trasmetteva agli studenti, agli specializzandi e a tutti noi colleghi, al momento della visita in reparto e della discussione dei casi clinici. Ha sempre sollecitato e promosso con entusiasmo, con i suoi discenti, il confronto aperto e multidisciplinare con le altre specialità mediche. Sosteneva e credeva, con passione, che, oltre all’importanza del rigore metodologico clinico nell’approccio alle problematiche del malato, l’empatia è un elemento altrettanto fondamentale del percorso di cura del paziente nella sua interezza. Il professor Novarini affermava, con i giovani colleghi "quanto siamo fortunati ad essere medici e a trovarci di fronte alla grande dignità e bellezza della nostra professione ogni giorno" e che due beni intoccabili devono essere sempre presenti nella nostra professione: "la difesa della vita e il rispetto della persona ammalata che abbiamo di fronte"». Una grande perdita per l'Università di Parma: «La scomparsa del professor Almerico Novarini ci colpisce e ci addolora profondamente - interviene il rettore Paolo Martelli -. Ci ha lasciati un collega di grande levatura in ambito medico e accademico. Il prof Novarini è stato figura di riferimento per generazioni di studenti e di medici. Quando personalmente incontrava le aspiranti matricole ai Saloni dell’orientamento, sottolineava sempre il valore anche etico della professione e l’impegno umano che un medico doveva mettere nel suo lavoro, dimenticando gli orari e i cartellini da timbrare. "Sapere, saper fare e saper essere": questa la triade che citava sempre, sempre con il sorriso sulle labbra. È uno degli insegnamenti che portiamo con noi di un collega di cui ci piace ricordare anche il lungo e convinto impegno nel mondo del volontariato e dell’associazionismo. Ci stringiamo alla sua famiglia in un forte abbraccio».

«La sanità di tutta la provincia di Parma perde un riferimento costante e un maestro per tanti - non dimentica Massimo Fabi, direttore generale dell'Azienda ospedaliero universitaria -, non solo per le sue competenze e capacità cliniche, ma anche per i suoi principi e per i suoi valori. È stato anche mio professore e insieme a Paolo Coruzzi ho sostenuto con Novarini l'esame di Semeiotica medica: ho sempre avuto un ricordo molto bello delle sue lezioni e del suo rapporto con gli studenti. Una persona con una serenità d'animo davvero unica e con un grande senso dell'altruismo». Il medico oncologo Vittorio Franciosi, presidente del Centro di Bioetica Luigi Migone, ricorda: «E' stato il mio insegnante: un docente molto bravo nella chiarezza espositiva degli argomenti. In questi 17 anni è stato molto importante per il Centro di Bioetica, con i suoi consigli e le sue conoscenze del mondo sanitario, nonché delle tematiche etiche di inizio e fine vita. Ricordo il professor Novarini con grande affetto e nostalgia». Maurizio Vescovi, già presidente dell'Avis comunale di Parma e da lungo tempo collaboratore del professor Novarini nell'ambito dell'associazionismo del sangue a Parma, sottolinea: «In una delle ultime lettere che mi ha inviato aveva scritto: "se tutti fossero donatori di sangue non ci sarebbero cattiverie, ostilità né guerre: si costruirebbe una società e un mondo di pace e in pace". Non potrò dimenticare la sua capacità di ascolto di tutti i malati e naturalmente il contributo che ha dato alla scuola nefrologica parmigiana nell'affermarsi in ambito internazionale con il professor Ferioli, il maestro professore Luigi Migone e l'esperienza specifica condotta all'inizio dell'epopea nefrologica dai nefrologi di Parma a Lione dal professor Traeger. Un contributo fondamentale per tutto l'Avis di Parma».

«Ho conosciuto il professore Novarini quando ero studente - aggiunge Riccardo Volpi, ex direttore della Clinica medica -. Il professor Novarini era un clinico molto preparato, un docente capace e illuminato, dotato di modi molto gentili».