Il bimbo morto a 10 anni
La famiglia di Matteo Cerato: «Ciao Matte, continueremo ad amarti con tutto il cuore». Le maestre: «Un banco pieno di disegni»
«Sei andato via così, con la leggerezza dei tuoi 10 anni. Eri dolce, affettuoso, puro. Hai reso meravigliosa la nostra vita, sapevi quanto ti volevamo bene perché te lo dicevamo ogni giorno. I tuoi occhi e il tuo sorriso ci accompagneranno per tutti i giorni della nostra vita, da oggi molto più triste e vuota. Ciao Matte, continueremo ad amarti con tutto il cuore, come sempre e per sempre».
Così scrivono mamma Irene, papà Andrea e la sorellina di Matteo Cerato, il bimbo di 10 anni che martedì è morto improvvisamente e ancora senza un perché. Una frazione e una città in lutto per una scomparsa inspiegabile e incolmabile.
Matteo frequentava la classe 5ªB della scuola primaria Maupas di Vicofertile. Curioso e grande amante della lettura, era molto bravo a scuola. Con il suo carattere dolce, sapeva farsi volere bene da tutti. La sua risata contagiosa e le sue barzellette strampalate riuscivano sempre a strappare un sorriso. Aveva una grande passione per il calcio: tifoso interista, da oltre 5 anni era tesserato per il Cus Parma.
«Buono, simpatico e giusto»: così ha scritto uno dei suoi compagni di classe. In quel banco in prima fila nella scuola di Vicofertile, gli amici hanno attaccato disegni per ricordare Matteo e quei cinque anni di gite, lezioni e partite al pallone.
Una classe e una scuola unite in un grande abbraccio alla famiglia Cerato: «È stata una mattina molto impegnativa - confermano le maestre -. La nostra è una piccola scuola e quindi tutti si conoscono e si frequentano anche per lo sport e la parrocchia: è una scuola di paese. Il tema della morte non è mai facile da affrontare, soprattutto se riguarda un bambino. Così siamo andati tutti in biblioteca e ogni alunno ha voluto lasciare un messaggio a Matteo, con immagini e parole, per non dimenticare i tanti momenti felici con lui: sentimenti e emozioni. Anche le famiglie si sono rese partecipi di questo momento di dolore: la scuola come comunità». Una banco pieno di cose, colorato con tanto affetto. Un banco, quello di Matteo, che non rimarrà vuoto. In classe come in mensa: «I bambini ci hanno detto - continuano le maestre -: "Oggi Matteo non c'è, però il suo posto a tavola c'era". Gli hanno messo la pizza nel piatto e l'acqua nel bicchiere. E anche quando siamo tornati in classe per l'ora di scienze hanno voluto che facessimo 24 fotocopie, non 23». Poi, le maestre fanno un lungo sospiro: «Matteo non potrà scrivere gli ultimi giorni della scuola elementare, ma noi lo faremo per lui». Una presenza che continuerà a vivere in questa comunità, tra cartine geografiche e lavagne. In questa scuola dove alle pareti rimarrà appeso anche quel disegno di Matteo, in cui lui aveva espresso un sogno: quello di diventare un archeologo.
Un bambino che già a 4 anni leggeva «La Gazzetta della sport». Riservato, appassionato, soprattutto con un'intelligenza spiccata: «È arrivato in prima elementare che sapeva già scrivere». Amava la geografia e la scienza e «gli piaceva molto studiare - ripetono le maestre con commozione -. Diceva sempre: "M'impegno e ce la faccio". E l'impegno lo metteva in tutto quello che faceva».
«Cuore» che continuerà a battere per la sua adorata famiglia e per questa piccola scuola dalle pareti dipinte a mano. Certo, i disegni di Matteo e della sua inseparabile 5ªB: «come sempre e per sempre».
Mara Varoli