Roccabianca

Anni di minacce alla fidanzata: condannato

Non si può nemmeno dire «c'eravamo tanto amati», per come i litigi avevano presto preso il sopravvento nella loro storia. Insulti, minacce e anche botte (almeno stando ai racconti della parte offesa) costellavano le loro giornate fin dal 2012, quando i due cominciarono a frequentarsi. Erano ragazzini, allora - 17 anni lui e 16 lei -, e almeno una volta alla settimana lui tempestava lei di male parole, sparendo poi dalla circolazione per periodi più o meno lunghi. Dopo un anno e mezzo di tran tran di questo tipo, una volta lui s'infuriò vedendo sui social le foto postate dalla fidanzata inerenti a un'uscita con gli amici. Alle offese telefoniche seguirono i fatti, quando poco dopo i due si incontrarono per strada per il classico incontro «chiarificatore»: sempre secondo la denuncia della ragazza, lui la spintonò a terra, le tirò i capelli e le sferrò anche alcuni pugni, fino a quando non venne fermato da altri che poi portarono la ragazza piena di lividi all'ospedale di Vaio.

L'allora 18enne denunciò l'aggressione ai carabinieri, per poi rimettere la querela in seguito all'ennesima riappacificazione. Fu così che la relazione, sempre piuttosto burrascosa, divenne stabile un paio d'anni dopo, quando i due andarono a convivere. I litigi a quel punto erano diminuiti di quantità, ma non di qualità (se così si può dire), accompagnati com'erano da insulti da scaricatore di porto. La situazione in un primo tempo peggiorò, quando la giovane scoprì la propria gravidanza. Poi, con la nascita del bambino, ci fu un vistoso cambiamento, con il giovane che sembrava volersi comportare come padre amorevole. Durò poco. Tempo qualche mese, e la situazione si fece di nuovo insostenibile: insomma, fino al 2020 si procedette a docce scozzesi, fino a quando lui non uscì definitivamente di casa, portando con sé i propri effetti personali. A questo punto, i litigi continuarono a distanza, via Whattsapp, legati al bambino: che lui avrebbe voluto vedere (a suo dire), che lui avrebbe trascurato (a detta di lei). Di mezzo ci andò anche la famiglia della ragazza: a quel punto, offese e contumelie sarebbero state indirizzate anche ai genitori, con la promessa di fare del male a tutti.

Partì quindi una denuncia per stalking. Per questo reato il pm Lino Vicini ha chiesto una condanna a un anno e mezzo a carico dell'imputato. Di diverso avviso è stato invece il giudice Giuseppe Saponiero che ha riqualificato il reato, ravvisando piuttosto gli estremi per le minacce. Il giovane - oggi 28enne - è stato condannato a sei mesi. La pena è stata sospesa.

rob.lon