Tribunale

Picchia la zia che lo ospita: condannato a tre anni

I trascorsi del nipote erano questioni di famiglia: non si può certo dire che lei li ignorasse. Così, senza foderarsi gli occhi, ma mettendosi comunque una mano sul cuore, aveva scelto di dare loro il valore che meritavano. Considerandoli trascorsi, appunto: questioni sprofondate nel passato, diventate di scarso valore dopo che il ragazzo, ormai 25enne, aveva deciso di voltare pagina. Lui l'aveva fatto per davvero, chiudendo con le sostanze e con le idiozie spesso ispirate dal loro uso. Lei così gli aprì le porte di casa, decidendo di dargli ospitalità. Parve una buona scelta lì per lì, perché per un primo periodo tutto filò liscio, senza particolari problemi.

Peccato però che il passato a volte decida anche di tornare. E quando lo fa spesso è accompagnato da un rigurgito di problemi ingigantiti. Fu la perdita del lavoro a far precipitare il nipote in una crisi depressiva alla quale seguì a ruota la ricaduta nell'uso di sostanze stupefacenti. Il giovane si trovò senza un reddito e con le necessità economiche moltiplicate dalla fame di droga. Si era messo in rotta di collisione con i guai. Dei quali, prima a farne le spese sarebbe stata la zia con la quale condivideva il tetto. Fu a lei infatti che il nipote prese a rivolgere le pretese di denaro sempre più pressanti.

Più volte la donna fu svegliata nel cuore della notte dal nipote che le chiedeva 50 euro: non una cifra qualsiasi. ma quella che spesso corrisponde all'acquisto di una dose di cocaina. Presto, le richieste si fecero sempre più incalzanti. E cominciarono a fioccare anche i rifiuti da parte della donna. Non li prese bene, il nipote, manifestando tutto il proprio disappunto a parole - con ingiurie e minacce - e poi facendo seguire i fatti. Tre furono le volte in cui il trentenne spedì la zia al Pronto soccorso (da dove è sempre stata dimessa con prognosi tra i venti e i 25 giorni), sferrandole pugni o anche testate. In un paio di occasioni, le ha fratturato il naso, in un'altra le ha procurato lesioni al volto. Ma ancor più erano gli oggetti a fare le spese delle attenzioni del giovane (oltre all'auto, «presa in prestito» nonostante il parere contrario della legittima proprietaria): i piccoli elettrodomestici in casa, alcuni dei quali molto costosi, e lo smartphone della zia finirono presto nel suo mirino. Per essere rubati, venduti e, attraverso questo passaggio, trasformati in dosi. La donna fu quasi obbligata a denunciare il nipote, nella speranza così di aiutare anche lui oltre che sé stessa.

Era quasi scontato che al giovane venisse imposto di lasciare la casa della zia e di tenere da lei la dovuta distanza di sicurezza. Un divieto di avvicinamento infranto - sembra - in diverse occasioni, almeno una delle quali anche in modo eclatante, perché in casa della zia il nipote continuava a portare anche sconosciuti non proprio graditi. Così, è scattato l'arresto. Ieri, il giovane è stato condannato a tre anni di reclusione: il giudice Alessandro Conti ha accolto le richieste del pm Laila Papotti.

Roberto Longoni