LA GAZZA LADRA

Uova di Pasqua e vacanze

Mauro Coruzzi

Il calendario ha una sua precipua importanza nel cadenzare la nostra vita e non a caso modella giorni e ricorrenze sugli appuntamenti cui concorrono, in ordine sparso, componenti assai differenti tra loro… Mentre nell’Italia contemporanea tiene banco l’argomento «Ramadan e scuole chiuse per la fine del medesimo» (uno o due giorni, qualche Istituto non decede nell’iniziativa che dovrebbe sottolineare quanto l’integrazione tra mondi, culture e religioni paia essere prioritaria) la Santa Pasqua e i suoi rituali, sia di confessione cristiana sia nel suo risvolto pagano, siglano poi il nostro «vivere oggi». Nel riflettere sul significato e il valore della ricorrenza, mi viene naturale ma è una provocazione e nulla più, quanto sia divisorio e non proprio all inclusive il modo di trascorrere la Pasqua, con chi e dove sono poi lo spin off successivo (Pasqua con i tuoi, Pasquetta con chi vuoi?), sempre che ci siano i «tuoi» e che il «vuoi» sia affrontabile sotto ogni punto di vista, dall’economico al relazionale. In questa «fotografia» approssimativa, brilla per la sua assenza l’individuo, il singolo, colui che in quanto tale conta meno del nucleo, del gruppo, colui o colei che magari non hanno questo «afflato mistico» come dovere morale o coloro che possono e vogliono evitare di mettersi in coda in Autostrada per via che «quest’anno c’è neve e per arrivare a Cortina è lunga», sempre che si trovi un lettino ancora libero, fosse anche un B&B, spero di avere credito sufficiente e di non dovere correre il rischio di recensire positivamente, come un influencer qualsiasi, la cena a base di canederli che, invece di scendere nell’esofago, ti si piantano in gola, al punto che invochi un pronto intervento del primo cannone di neve disponibile, al quale, opportunamente, invece di utilizzare la neve, c’è un bidone gigantesco di Gaviscon pronto ad agire. Son giorni questi dove si deve pure smaltire la «discussione» se , gastronomicamente, sia stata rispettata o meno la tradizione relativa ai piatti del menù pasquale, laddove ad alcuni, non pare per nulla sacrificabile un agnellino di venti giorni, a fronte delle sue ipotizzabili urla, che, dicono gli oppositori a questa pratica, assomiglierebbero a quelle di un neonato. Sarà l’esperienza personale, ma nella mia memoria non c’è nulla di rimarchevole riguardo al pranzo pasquale, mentre (memoria selettiva… ) ce n’è uno limpidissimo, relativo al Venerdì Santo: di rigore il mangiar di magro, un’insalatina riccia, quasi bianca, esangue come quel pesciolino pallido che in men che non si dica svanisce dal piatto e non si materializza nello stomaco. Una specie di Via Crucis come quella che ha fatto il Santo Padre, giustamente al riparo e non esposto ai quattro venti della brezza romana, preservandosi così per le cerimonie della Resurrezione, questa sì la vera prova test per comprendere quanto sia profonda e radicata in noi la solidità della Fede… Non ci sono e nemmeno ci devono essere «varianti», la Fede è un dono e come tale non si discute, così come non si può razionalizzare ciò che agli «infedeli» pare inaccettabile come la «vita eterna»: ma divagare, ciascuno con il proprio punto di vista e senza l’intenzione di violare ne i testi sacri ne la inevitabile fine di questa vita terrena, è una pratica non tediosa ma utile a non soffocare il folletto che continua a tormentarci con le sue «ridondanti» domande: quando si dice «Passare a miglior vita» in realtà significa che questa non è proprio delle più «sgargianti»? Nella resurrezione, è chiaramente compresa la reincarnazione o è da considerarsi un optional? Nello specifico, ci si reincarna con tutti i «volumi» che avevamo prima della dipartita o possiamo almeno scegliere quale girovita avere prima di appalesarsi «da qui all’eternità»? Non avrei voluto, ma ho idea che lo Strega, inalienabile compagnia di molti, troppi brindisi, abbia diligentemente fatto il suo «lavoro»… Buona domenica e per quel che ne resta… Buona Pasqua