lettere al direttore

Le vittime dell’omofobia

Raffaele Crispo Elvis Ronzoni

Gentile direttore,
il 17 maggio, nella nostra città, si sono tenute due veglie di preghiere per le vittime dell’omobitransfobia, organizzate la prima, nel pomeriggio, presso la chiesa metodista di borgo Giacomo Tommasini e la seconda, in serata, presso la chiesa cattolica della Trasfigurazione. Entrambe sono state molto commoventi ed emozionanti, ma, soprattutto, molto partecipate nonostante siano ancora in tanti a chiedersi che senso ha, al giorno d’oggi, organizzare tali veglie. Ed invece, proprio nel corso delle due veglie noi e tutti i presenti abbiamo scoperto il senso di un’occasione così importante perché le testimonianze miste a preghiere e a riflessioni ci hanno aiutato a capire la straordinarietà di un momento di comunione e di condivisione così intenso. Una veglia, che raccoglie omosessuali e non, è sempre una buona occasione per regalarsi del «tempo» per riflettere, per comunicare con parole e gesti simbolici ciò che si ha dentro... un’occasione per invocare, chiedere aiuto e anche perdono senza lamenti e tristezze ma con tanta speranza. In entrambe le veglie ci siamo concessi momenti più lieti per lodare e ringraziare il Signore così ci siamo riappacificati anche nella nostra dimensione religiosa, perché la preghiera aiuta lo stato d’animo, tranquillizza gli spiriti e dà una carica sena eguali. Insieme abbiamo unito le nostre forze e i nostri intenti nel superare l’omobitransfobia presente ancora in tante persone e abbiamo pregato per le tante vittime che ancora ci sono. La veglia serve anche a liberare, fraternizzare, fortificare e rendere giustizia per le vittime di ora e del passato. Il Crocifisso ci accoglie e ci indica qual è la via per la comprensione e l’inclusione, non ci rimanda solo al dolore, ma ci incoraggia a capire che nella gioia e nella sofferenza non siamo soli.


Parma, 18 maggio