Gazza Ladra
Mauro Coruzzi contro l'abbandono degli animali: «L'incondizionata dedizione della mia Kiri»
Siamo bestie, noi umani. Alle porte dell’estate, ricomincia l'orrida tiritera dell’abbandono di animali, mollati per la strada, scaraventati fuori da automobili, bestiole con gli occhi supplicanti quella pietà che non hanno quegli assassini che, il giorno prima, sembrava non potessero fare a meno di loro… L’anno scorso i cani abbandonati sono stati più di settantamila, una strage compiuta da quelli che possiamo immaginare come “persone normali”, magari una allegra famigliola, dove il quattro zampe è stato parte del nucleo fino a che qualcuno si annoia, vuole un altro “giocattolino”, in fondo un animaletto mica è una persona, no? Continuo a non capire, non voglio nemmeno, cosa spinga a diventare feroci verso chi è, al contrario dei padroni, portatore di affetto, gioia senza condizioni. Ammetto che non sono sempre stato così “dipendente” dai pelosetti. Non ne sentivo il bisogno, non avevo proprio interesse: poi è arrivata lei, la Kiri, piccola e nera, trovata in Sardegna 9 anni fa in Barbagia, legata con una corda al collo, sola sotto un sole da 40º, stesa come pronta a morire, tanto, avrà pensato, ormai manca poco… E’ vero che poi il ricordare fa aggiungere ogni volta particolari ma mi è nitido ancor oggi come il musetto della Kiri abbia cambiato espressione appena capito che non volevamo farle del male, ma l’esatto contrario… Con Stefania, mia assistente da 25 anni, non ci abbiamo pensato neanche un attimo e abbiamo compiuto un atto non propriamente da protocollo: abbiamo “rapito” la Kiri e dopo averla reidratata e curata l’abbiamo accuratamente preparata per fare con noi la traversata in traghetto come se fosse nostra e non una trovatella tirata via da una morte crudele e ingiusta. È nato un amore di quelli talmente grandi da non offrire tregua, la sua salute mi preoccupa più della mia, malandata com’è, lei che ho voluto vedere a tutti i costi anche quando ero ricoverato in ospedale: con quel raglio di voce che avevo, feci il diavolo a quattro per poterla vedere, all’esterno dell’Ospedale Niguarda, nell’antistante parchetto: sapevo, sentivo, egoisticamente, che mi avrebbe aiutato nel cammino della riabilitazione, lei sa cosa vuol dire quando sembra che tutto ti cada addosso e hai bisogno di un aiuto per risalire, riprenderti la vita; la Kiri, ormai vecchietta, è la cartina al tornasole di come chi ti ama ed è amato sia un partner senza pari, un’anima che non si perde dietro o dentro la cattiveria di tempi maleodoranti, è la luce per dare senso e dignità ai ruoli di ciascuno di noi nel passaggio di vita su questa terra. Lo so, la debolezza e la fragilità non sono oggi dei valori prioritari in una società dove ti buttano via quando perdi l’ariete che hai usato per far bene, ma senza violenza, ciò che ti eri prefisso di fare. Ma non importa, quando hai accanto chi ha bisogno di te e non ti mette in discussione, hai già messo da parte un rapporto vero, indissolubile: ora però, chiedo scusa, ma la Kiri deve fare il suo giretto, meglio che non la faccia aspettare… Buona domenica.