Fidenza

L'ex sindaco Massari scrive alla Meloni: «Serve un grosso aiuto per Thomas Antonini»

L’ex sindaco Andrea Massari, poco prima di terminare il suo mandato, ha scritto al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e per conoscenza al Ministro degli affari esteri, Antonio Tajani e al ministro della Salute, Orazio Schillaci, per chiedere aiuto per il caso del giovane fidentino Thomas Antonini. Il diciottenne era tornato in fin di vita dall’Erasmus in Polonia. Dalla gioia per la vittoria della borsa di studio all’incubo: era stato scambiato per un tossicodipendente, ricoverato in una struttura e poi trasportato in Italia a spese della famiglia.

«Signor presidente, mancano pochi giorni alla fine del mio secondo mandato da sindaco e sento la necessità di rivolgermi a lei, per chiedere aiuto a nome di una famiglia fidentina e della comunità che rappresento. Non è la prima volta che segnalo la vicenda di Thomas Antonini, all’attenzione delle più alte istituzioni dello Stato. Il Comune di Fidenza ha dato immediato sostegno alla famiglia Antonini, che da sei anni di distanza dai fatti, è ancora disperatamente a caccia della verità. Thomas Antonini era uno studente quando è partito per Wroclaw (Breslavia). Un ragazzo entusiasta e con eccellenti risultati scolastici, che gli erano valsi la borsa di studio Erasmus in Polonia. Il 16 marzo del 2018 Thomas è nel suo alloggio e accusa un malore. Viene ricoverato in un ospedale polacco per essere sottoposto a trattamenti che appaiono subito al fratello Mattia, accorso in Polonia, inadeguati e dannosi. Thomas riuscirà a rientrare in Italia soltanto il 23 marzo 2018. Tornerà a Fidenza con un disperato viaggio in ambulanza, perché la nostra Ambasciata a Varsavia, aveva negato un trasporto sanitario urgente e la famiglia non poteva pagare i 24 mila euro necessari a un volo privato equivalente. I sanitari italiani dell’ospedale di Fidenza attestano, nel referto redatto al suo arrivo, che Thomas, era in condizioni fisiche pessime: disidratazione, denutrizione, ipocalcemia, febbre e una trombosi cerebrale venosa in corso. Per quanto, disperato, però, il viaggio in ambulanza ha salvato la vita a Thomas. I mesi e gli anni successivi sono stati un autentico calvario per il ragazzo e la sua famiglia».«Alle cure e alla attenzioni continue, la famiglia affianca una spossante ricerca della verità. Che cosa è accaduto quando Thomas si è sentito male? Chi era con lui? Dov’ è la cartella clinica del suo ricovero? Perché è stato negato il trasporto sanitario urgente? Domande che io stesso ho rivolto alle istituzioni competenti. Senza risultati apprezzabili».

Della vicenda si è occupata in diverse occasioni, la trasmissione di Rai 3, «Chi l’ha visto». Nel frattempo Thomas ha cercato di superare gli effetti della trombosi cerebrale che lo ha colpito. «Lo studente brillante era diventato un ragazzo lento, soggetto a continui svenimenti, capace di autolesionismo. In questi anni si è sottoposto a trattamenti neurologici ed è stato assistito da uno psicologo e ipnotista. Ha recuperato faticosamente autonomia, ma non è quello di prima. La sua famiglia è stata meravigliosa, assicurandogli sostegno nonostante le difficoltà economiche che l’affliggono. Signor presidente ho bisogno del suo aiuto. La famiglia Antonini ha bisogno che Lei si faccia interprete del desiderio di verità di persone per bene. Lei può fare chiarezza sull’accaduto. Confido in un suo intervento».