INCHIESTA «GLICINE»
Aveva colpito duro in Calabria, l'operazione «Glicine». Ma l'indagine della Dda di Catanzaro si era abbattuta anche nella ricca Emilia, dove la 'ndrangheta ha costruito piccoli e grandi feudi. Trentaquattro arresti nel giugno dello scorso anno e un affondo micidiale ai papaniciari, il clan di Papanice, frazione di Crotone, guidato dallo storico boss Domenico Megna. E in cella era finito anche Stefano Strini, ex genero di Calisto Tanzi, accusato di associazione mafiosa, mentre per l'imprenditore parmense Giovanni Bello, indagato per concorso esterno, erano scattati i domiciliari. L'altro ieri tutti e due sono stati rinviati a giudizio dal gup di Catanzaro, Sara Merlini. E, insieme a loro, un esercito di quasi 100 imputati: il processo comincerà il 9 ottobre a Crotone. Altre 25 persone hanno invece scelto il rito abbreviato.
Dalla Calabria a Parma. Il colonnello dei papaniciari in terra emiliana? Mario Megna, nipote del boss Domenico. Nel nostro territorio, in particolare, avrebbe imbastito un fiorente traffico di cocaina e aperto un ristorante nei pressi di Collecchio. E Strini, secondo l'accusa, sarebbe stato coinvolto negli affari illeciti del locale, ma anche nel progetto di acquisizione del resort «Casarossa» di Crotone. Nei mesi successivi all'arresto, tuttavia, Strini, su richiesta della difesa e con parere favorevole della procura, è tornato in libertà. «E ora - sottolinea l'avvocato Federico Silvestrini - non ha scelto alcun rito alternativo, perché intende dimostrare la propria estraneità anche ad ogni solo ipotetico coinvolgimento».
Ma Mario Megna e alcuni suoi fidati collaboratori, secondo l'accusa, avrebbero imbastito affari anche con Bello: sarebbe stato l'imprenditore parmense a contattare il nipote del boss per vendere sottobanco rimorchi e trattori finiti sotto sequestro. «Il coinvolgimento di Bello - spiega il difensore Fausto Bruzzese - è stato smentito dal tribunale del Riesame di Catanzaro che aveva escluso i gravi indizi di colpevolezza e revocato subito la misura cautelare applicata. Affrontiamo, quindi, serenamente il processo nel quale l'estraneità di Bello sarà acclarata».
Un maxi processo. Per far luce anche sui rapporti tra 'ndranghete e politica.
G.Az.
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