Gup

Perseguita una minorenne e la famiglia: 23enne condannato

A legare il nome del giovane a quello della ragazzina c'è una denuncia per violenza sessuale del settembre scorso e, in caso di rinvio a giudizio, ci sarà anche l'istruzione di un processo. Per il resto, lui - colpito da divieto di avvicinamento - avrebbe dovuto tenere la propria esistenza ben separata da quella di lei, guardandosi dal superare la distanza di sicurezza dalla minorenne che sembra essere via via diventata la sua ossessione oltre che dall'inviare messaggi a lei o ai suoi parenti.

Ma tant'è. Telefonate, sms. appostamenti e pedinamenti o richieste di incontri si sono susseguiti a ritmo preoccupante nel giro di poche settimane l'inverno scorso. Il giovane, residente nella Bassa, si sarebbe cimentato un po' in tutte quelle azioni che avrebbe dovuto evitare. E per questo è stato condannato dal Gup a otto mesi di reclusione, oltre al pagamento di un risarcimento di tremila euro alla diciassettenne che si è costituita parte civile. Inoltre, sarà tenuto a versare alla controparte le spese di difesa oltre che, allo Stato, i costi del processo.

A essere condannato è stato un 23enne. Il reato di stalking sembra non conoscere barriere anagrafiche (oltre che di ceto e di cultura), come è emerso la scorsa primavera, quando un ventenne è stato rinviato a giudizio con questa accusa. Solo che lui prometteva di far del male a sé stesso e perfino di uccidersi, se lei non avesse ripreso a frequentarlo. Facendo leva su questa minaccia, il ragazzo per un certo periodo era riuscito almeno a riallacciare un rapporto telefonico con lei.

Qui invece, il protagonista è sempre un giovane, ma la situazione è ben diversa. Pare che dopo la denuncia per violenza sessuale ci sia stato un periodo di calma. Poi, non si sa bene perché, da febbraio tutto è precipitato, con una raffica di telefonate, alla destinataria delle sue non proprio gradite attenzioni, oltre che al di lei padre e della madre. Chiamate che avvenivano per lo più all'alba, da un numero sconosciuto e, quando non erano del tutto mute, si limitavano alla ripetizione del nome della giovanissima presa di mira con l'aggiunta di «verrò sotto casa tua» oppure «verrò sotto casa vostra». Per non correre il rischio che qualcuno si sentisse trascurato, il persecutore avrebbe anche pensato bene di coinvolgere pure il fidanzato della diciassettenne, bersagliandolo di telefonate.

Promesse presto mantenute, perché il 23enne si sarebbe davvero appostato davanti alla casa della ragazza, stando seduto per ore su una panchina. Così pare che sia rimasto un mattino, in attesa che lei uscisse di casa con la sorellina per andare a prendere l'auto per raggiungere la scuola. Vedendo le due sorelle oltre il portone, lui si sarebbe tirato sulla testa il cappuccio della felpa, inforcando un paio di occhiali scuri, per cominciare un pedinamento camminando sul marciapiedi parallelo a quello delle ragazze. E quando loro, riconoscendolo, hanno allungato il passo, lui ha fatto altrettanto. Fino a che le due sorelle, terrorizzate, non hanno chiesto aiuto ad alcune passanti. Solo a questo punto lui avrebbe desistito dal tampinarle. Per qualche giorno si sarebbe di nuovo limitato - sempre con un numero sconosciuto - ai «colpi di telefono» sia al fidanzato che ai genitori della ragazza che lo aveva denunciato. Il padre di lei poi ha anche accettato di incontrarlo in un parcheggio pubblico, nella speranza di riuscire a farlo desistere dal suo comportamento. Un appuntamento che non sembra aver conseguito i risultati sperati. Un po' tutti vivevano nell'angoscia nella casa della ragazza, al punto che sia la madre che il fidanzato tenevano monitorati i suoi spostamenti grazie a un'app installata sul suo smartphone.

rob.lon.