LETTERE AL DIRETTORE

Se anche la scuola deresponsabilizza

Roberto Pinetti

Gentile direttore,
martedì 2 luglio verso le 10,30 mi stavo recando a piedi verso il caffè dove prediligo fare colazione, posto di fianco all'ormai storico liceo scientifico Marconi in via Costituente. Ero a pochi passi dalla meta quando, nell'ampio marciapiede proprio a fronte del liceo mi sono scoperto in mezzo ad un viscido acquitrino melmoso con componenti di vari colori, nessuno dei quali avrei mai voluto calpestare. Così ho tentato tre passi accorti per scantonare lo schifo maggiore e cercare di uscire da quella «trappola».
È bastato il tentativo, però, per volare via, gambe all'aria, come nelle più patetiche gag comiche. La caduta ha coinvolto dolorosamente la mia caviglia sinistra, il ginocchio sinistro (già sofferente di una gonartrosi cronica per conto suo), l'anca sinistra (ora arricchita di un ematoma a far da sfondo a un piccolo sfregio rosso), l'avambraccio sinistro in prossimità del gomito che ha tamponato la caduta e, dulcis in fundo, la spalla sinistra, evidentemente utilizzata istintivamente per ammortizzare la caduta, la quale, a distanza di pochi giorni, ancora non si può muovere senza dolori importanti e conseguenti limiti funzionali. Fine del bollettino sanitario. Il contesto: il viscido acquitrino è stato prodotto dai «festeggiamenti» dei «maturati», con spumante, farina e altri «ingredienti», nonché con la connivenza divertita di alcuni genitori che filmavano l'evento (stando a fonti interne alla scuola).

Ho appunto parlato con chi si è presentato alla mia richiesta di conferire con un responsabile dell'istituto scolastico. Al netto della cortese partecipazione emotiva, mi ha colpito ciò che è emerso sul piano che definirò «etico e psicosociale». Una volta auto-affrancatisi da ogni responsabilità legale mi sono trovato a dialogare del nulla con "nessuno". Mi spiego. Al di là della cortesia e dell'attenzione rivolta al mio stato fisico, mi sono domandato come fosse possibile rimandare una simile immagine della scuola.
Un luogo, a sentire gli interessati, dove i genitori sono presenti solo per difendere a oltranza i figli quando «mancanti» per comportamento o competenze scolastiche e in cui l'insegnante è totalmente succube di chiunque alzi (in modo reale o figurato) la voce. Per il resto vi è uno sterile rimpallo delle responsabilità: degli insegnanti nei confronti dei genitori e di questi ultimi nei confronti dei primi. Ma al netto delle responsabilità «legali» penso che un dirigente scolastico dovrebbe interrogarsi sul proprio mandato e il senso del lavoro che svolge; perché se non si pone il problema di «come» si comportano il giorno della «maturità» gli studenti che ha «istruito/educato» (?) nel proprio istituto, quotidianamente, per 5 anni, allora il problema mi pare molto grave.
Non mi stupisco, sto solo registrando un fenomeno. È un processo di deresponsabilizzazione individuale che inizia, appunto, dalla scuola, si estende ai posti di lavoro, imperversa nei municipi e nelle altre istituzioni pubbliche, al punto che quei pochi coraggiosi i quali tentino comportamenti etici e responsabili vengono esclusi se non ferocemente mobbizzati. Devo necessariamente riservare argomentazioni più specifiche in un altro scritto o contesto. Sia questa lettera, almeno, un segnale per le sensibilità ancora non obnubilate.

Parma, 4 luglio