La partita vista con ...
Benedetta Spigaroli: «Un pareggio più che soddisfacente»
Il sorriso di Benedetta Spigaroli, sabato al Tardini, è anticipato da quel piccolo gesto scaramantico che male non può fare: dita incrociate e via per le scale che portano alla tribuna centrale. Del resto lei è figlia d'arte non solo nella sua attività di ristoratrice ma anche nella sua passione di tifosa: il padre Luciano infatti, buon calciatore oltre che ottimo ristoratore, ha trasmesso alla figlia tutte queste emozioni. «Ho iniziato a venire al Tardini che avevo otto anni, con mio papà. E praticamente non ho più smesso, una passione che mi ha trasmesso mio padre e che adesso è più viva che mai»: spiega Benedetta. Che sfoggia una sfavillante maglia crociata, sulla schiena il nome «Spigaroli», arrivata proprio nell'anno della promozione in serie A. Giusto indossarla proprio nel giorno del quarto debutto nella massima serie dei crociati.
Che impressioni hai avuto da Parma-Fiorentina?
«Ottime sensazioni. Un primo tempo dominato dal Parma, nella ripresa poi è uscita anche la Fiorentina, ma credo che questo sarà un copione che potrebbe ripetersi in stagione, meglio prepararsi. Per essere il debutto in serie A, sono abbastanza soddisfatta».
Sfoggiavi una bella maglia crociata...
«Sì, avevo la maglia con il nostro cognome dietro, essendo sponsor del Parma ce l'hanno omaggiato alla fine della passata stagione. E poi avevo anche la mia sciarpa, con “Parma Again”, che ha celebrato la promozione dello scorso campionato»..
Questo Parma dove pensi che possa arrivare in questa stagione?
«Rimanendo con i piedi per terra, credo che per il primo anno il vero obbiettivo sia la salvezza. Poi si potrà iniziare a sognare andando avanti. Per il momento non esageriamo».
Il mercato è ancora aperto: secondo te questa squadra ha bisogno ancora di alcuni ritocchi?
«Devo dire che forse ancora manca qualcosa in difesa ed anche in attacco, anche se con la Fiorentina hanno veramente giocato tutti molto bene. Vero è che gli ultimi arrivati devono ancora integrarsi nella squadra, quindi darei loro ancora un po' di tempo prima di giudicarli».
Invece chi non venderesti mai di questo Parma?
«Beh, è facile. Non venderei mai Man. Mi sembra quello più lanciato in proiezione calcio che conta».
Cosa significa per una ragazza parmigiana essere così tifosa della propria squadra, partecipare alla vita dello stadio sin da quando eri bambina?
«Non siamo tantissime donne ma ci siamo e in tribuna siamo molto agguerrite, forse più dei maschi. Però io non faccio tante differenze, sono abituata ad andare allo stadio sin da quando ero bambina. Per me non ci sono differenze tra uomo e donna nell'essere tifosi. Mio papà mi ha abituato sin da piccola. Ricordo tante trasferte in Coppa, siamo sempre stati vicini al Parma e naturalmente lo siamo ancora. Sono ben rodata a vivere il calcio in tutte le sue sfaccettature. Anche in altri stadi».
La tua partita indimenticabile?
«Solo una? Recentemente non posso dimenticarmi della partita del Tardini con la Cremonese. La partita della svolta, la partita dove abbiamo festeggiato tutti insieme la promozione in serie A. Una festa che ha creato un entusiasmo ancora oggi vivo più che mai. Poi non posso dimenticare il derby salvezza di Bologna, una vittoria che ci fece restare in A, un'emozione incredibile».