Calcio
Il Parma e Pecchia pronti alla trasferta di Napoli
La prima e unica volta, da allenatore avversario, si chiamava ancora San Paolo, lo stadio in cui si è consacrato come calciatore e poi apprese i trucchi del mestiere dal «maestro» Benitez. Era il 6 gennaio 2018 e il «suo» Verona fu sconfitto per 2-0 dal Napoli di Sarri lanciato dalle reti di Kouibaly e Callejon nella ripresa. Alla vigilia, Fabio Pecchia disse di aver imparato a esser freddo e distaccato e di pensare, innanzitutto, alla propria squadra, che ora si presenterà al Maradona avanti di un punto in classifica e da imbattuto dopo due giornate.
Rivedrà molti amici e chissà se avrà modo di ripercorrere le tappe di un solido legame inaugurato nel luglio del '93: aveva poco meno di vent'anni, quando lo stesso Parma di Tanzi, che lo aveva appena prelevato dall'Avellino, lo girò, nell'ambito dell'affare Zola, al club azzurro, allora guidato da Marcello Lippi che lo mise subito al centro del suo calcio propositivo fatto di verticalizzazioni e nel 1997 decise di portarlo alla Juve, dove vinse lo scudetto e trovò tra i compagni anche Antonio Conte, il rivale di domani.
Prima e dopo, però, c'è tanto Napoli nel corso della carriera di «Pepe», soprannome derivante dallo stile di gioco pungente, o dell'«Avvocato», affibbiatogli dal leggendario Vujadin Boskov: studia giurisprudenza e si laurea all'università Federico II e nel frattempo, diventa un perno insostituibile del centrocampo dotato di grande corsa, ottimi inserimenti e una buona visione fino a indossare la fascia da capitano all'età di 23 anni. Segna il gol decisivo al Vicenza nella finale d'andata di Coppa Italia nel 1997, poi ribaltata al ritorno dai ragazzi di Guidolin (resterà uno dei più grossi rimpianti) e viene sacrificato per dieci miliardi di lire quando nell'estate successiva la Vecchia Signora bussa alla porta. Lì, però, la concorrenza è agguerrita e dopo una sola stagione rifà la valigie iniziando un personalissimo, e non sempre fortunato, tour dell'Italia: Sampdoria, Torino e ancora Napoli, in cui nel 2000/2001 siglò sei reti in 27 presenze e alla penultima giornata firmò il 2-2 che rinviò di una settimana la festa scudetto della Roma senza, tuttavia, riuscire a evitare una dolorosa retrocessione.
Avràà modo di rifarsi, nella seconda vita sportiva, dodici anni più tardi: un po' a sorpresa Rafa Benitez, nuovo condottiero dei partenopei, lo sceglie nelle vesti di «vice» perché nessuno meglio e più di lui conosce Napoli e i napoletani. I due insieme vincono Coppa Italia e Supercoppa Italia, proseguono il connubio al Real Madrid e al Newcastle poi nel 2016 le strade si dividono e Pecchia si rivela un tecnico vincente con ben tre promozioni dalla B e la Coppa Italia di serie C tra le fila della Juventus Under 23.
Adesso a Parma prova a confermarsi anche in serie A attraverso un calcio spumeggiante, veloce e verticale che ha già colto alla sprovvista Fiorentina e Milan.
L'esame di Napoli, non più tra i banchi dell'università, ci dirà qualcosa in più.
Marco Bernardini