Lutto
A 39 anni è morto il «Giova», Giovanni Melandri: un ragazzo d'altri tempi con la passione per i giochi da tavolo
Aveva solo 39 anni, Giovanni Melandri. E tutta la città è commossa per la sua improvvisa scomparsa.
Perché Giovanni, «Giova» così lo chiamavano, in questo breve tempo di vita si è fatto conoscere per l'educazione, la simpatia e l'eleganza.
«Un ragazzo d'altri tempi», che indossava volentieri il cappello e fumava la pipa. Maturità classica, dopo l'università aveva trovato lavoro alla Glaxo. Con un grande senso del dovere e dell'impegno professionale non trascurava le sue passioni e le sue amicizie, che Giovanni Melandri sapeva coltivare giorno per giorno.
«Era il fratello che non ho mai avuto - dice in lacrime Marco Brozzi, co-titolare di «DivaVideo» insieme alla moglie Iuliia e a Mario Trivelloni -. Giovanni veniva sempre in negozio da noi e dal 2002 era nata un'amicizia molto grande. Era la persona più solare che conoscessi. Non faceva mai pesare nulla a nessuno e aveva sempre un sorriso per tutti. Un ragazzo molto generoso, soprattutto intelligente e molto appassionato di letteratura. Avrà avuto 4.000 libri nella sua biblioteca e altrettanti film e dischi. Senza dimenticare la passione per i giochi da tavolo: ne aveva duemila e organizzava serate nei vari locali per insegnare agli altri».
Le famose «Giova's Game Night» un vero format inventato da Giovanni e che a Parma ha avuto molto successo. Ma al di là del divertimento, lo scopo delle serate era soprattutto la condivisione: «La cosa che rende il gioco da tavolo concettualmente diverso da tutti gli altri intrattenimenti - aveva raccontato Giovanni in un'intervista alla Gazzetta di Parma - è che è una delle poche cose esistenti che non puoi fare da solo. Servono altre persone per giocare e quindi il gioco diventa strumento sociale, innanzitutto, oltre che ludico o di intrattenimento. Per cui la Giova's Night diventa anche occasione per conoscere gente e per stare in compagnia».
«Il nostro negozio era la sua seconda casa - continua Marco Brozzi -. Eravamo sempre insieme, a parte le vacanze, perché Giovanni amava molto viaggiare con i genitori e partecipare a eventi culturali. Aveva sete di sapere ed era molto curioso».
«Siamo tutti sconvolti - confessa Francesco Mistrali, uno dei soci del «Barbiz», la vineria di quartiere di via Saffi -. Giovanni aveva scelto il nostro locale per trascorrere la serata. E sera dopo sera tra me e lui è nato un rapporto importante. Si divertiva anche a fare le foto agli eventi della vineria».
Una persona molto colta. Che sapeva parlare di musica e cinema: «Era un grande lavoratore - continua Francesco Mistrali -, ma aveva un grande interesse per l'arte: collezionava vinili e video cassette. Sì, preferiva l'analogico e aveva un palato fine per la musica: dal blues al rock fino al jazz. Stare con lui era sempre piacevole, per le belle chiacchierate. E tutti gli volevano bene, perché era una persona molto empatica: aveva sempre la parola giusta. Giovanni - si ferma Francesco per la commozione - era un ragazzo buono e genuino, pronto ad aiutare il prossimo».
«Giovanni era una delle persone più positive che abbia mai incontrato - chiude il ricordo Mario Trivelloni -. Aveva un'ironia mirata e fantastica: si divertiva a inventare battute. Una persona con un grande rispetto per l'altro. L'ultima immagine che ho di lui è qua, fuori da DivaVideo: le nostre risate in un'atmosfera di amicizia. Giovanni sarà una grave mancanza e ci vorrà tempo per colmare il vuoto che ci lascia».