La tragedia di Vignale

Forse qualcuno ha aiutato Chiara: indagini in corso

Luca Pelagatti

Traversetolo Normale: se c'è una parola che ricorre ossessivamente in questa storia è proprio questa.

«Chiara è una ragazza assolutamente normale», dicono i conoscenti. «Il suo comportamento è sempre stato normale e nulla faceva pensare che fosse incinta», borbottano i vicini. «Con i miei bambini è stata una baby sitter normale, anzi speciale», insistono i genitori che l'hanno assunta.

Ecco, normale: anche se in questa tragedia dai contorni disumani non c'è davvero nulla di consueto. E allora, ed è ovvio, gli abitanti di Traversetolo si interrogano. E si dividono tra coloro che pensano che il fardello del male sia solo sulle spalle di questa 21enne che, lo dice un'amica della ragazza incontrata ieri mattina sotto la pioggia in piazza Fanfulla «raccontava sempre di amare tanto i bambini» e chi, e non sono pochi, pensano che dietro la tragedia ci siano altre persone. Che forse hanno aiutato, protetto e sostenuto Chiara. O, almeno, si sono limitati a tacere. E continuano a farlo.

In questo senso va interpretata la notizia trapelata ieri per cui ci sarebbero altre persone finite sotto la lente degli investigatori per un possibile coinvolgimento nel dramma dei due bambini morti e sepolti nel giardino della villetta di strada Baietta. Anche se, la Procura lo ha messo nero su bianco, l'indagata è sempre e solo lei: Chiara Petrolini, accusata di omicidio premeditato e occultamento di cadavere e su cui pende una misura cautelare. La prima richiesta è stata rigettata dal Gip ma ancora non era stato ritrovato il secondo cadavere. Ora, anche dopo l'ennesimo sopralluogo nella casa da parte dei carabinieri, sulla 21enne studentessa di Legge, incombe un macigno enorme. E tutto potrebbe cambiare già nelle prossime ore.

Ma intanto tutti parlano, le ipotesi si accavallano. E qualcuno punta il dito: «Lei è stata aiutata da un amico che fa parte della Croce Azzurra e ha prelevato strumenti medici», si sente dire in giro. «Una notizia che non ha nessun fondamento – ribattono dall'associazione spiegando che – su trecento militi è ovvio che qualcuno conosca direttamente Chiara. Ma le forze dell'ordine non solo non ci hanno contestato nulla ma non ci hanno neppure contattati per avere eventuali chiarimenti. E noi crediamo che nessuno sia andato oltre i nostri compiti che sono quelli di fornire l'assistenza attraverso il servizio di 118».

Pettegolezzi insomma, supposizioni che cozzano con il racconto di chi Chiara la conosce per davvero. E ne parla con voce incrinata: «Siamo molto dispiaciuti perché siamo affezionati a lei - spiega la titolare del negozio dove la ragazza ha fatto la commessa saltuariamente la domenica, nel giorno di mercato. - Ha lavorato con noi fino alla fine di luglio – spiega la commerciante – E posso solo sottolineare la sua disponibilità, la dolcezza, la capacità di trattare le persone. E ribadisco che fisicamente non aveva nessun segno di una gravidanza».

Eppure, doloroso ricordarlo, il primo cadaverino è stato ritrovato meno di due settimane dopo la fine di quel lavoro, il 9 d'agosto. La sera prima Chiara aveva celebrato il rito dell'aperitivo in compagnia delle amiche in un locale a due passi da casa prima di salire, con i genitori, su un jet per le vacanze negli Stati Uniti.

«Erano nati morti e li ho sepolti», si sarebbe difesa Chiara durante l'interrogatorio ma gli esami autoptici hanno invece svelato che il piccolo trovato ad agosto ha respirato prima di essere abbandonato nel giardino di casa. A poca distanza da un altro bimbo, sepolto forse un anno prima, su cui si stanno ora concentrando i tecnici dei Ris e del Laboratorio di antropologia dell'Università di Milano. Avere risposte sicure sul destino sfortunato di quel corpicino che il tempo ha quasi cancellato non è facile.

Eppure servono riscontri, dati certi per azzittire il chiacchiericcio e per riportare questa storia feroce nei limiti che sono giusti: quelli di una aula di tribunale. Solo li, forse, sarà possibile capire meglio chi sia veramente Chiara, una ragazza che tutti raccontano con un sorriso ma che dentro, è evidente, nasconde un baratro. Quello che è l'opposto della normalità.

Luca Pelagatti