A tre anni dalla tragedia
La mamma di Martina: «La Massese è ancora troppo pericolosa»
Langhirano Ciclicamente la Massese finisce sotto la lente dell’opinione pubblica in coincidenza degli incidenti che spesso, per non dire quotidianamente, si registrano nei lunghi chilometri che separano la città dalla montagna. Non ultimo quello di ieri mattina tra Chiastrone e Giarreto nel Comune di Langhirano che ha coinvolto tre auto.
E ancora di più quando la cronaca impone di raccontare delle vittime, come è accaduto a Fontanini nei giorni scorsi dove a perdere la vita è stata Iole Mochi, investita da un’auto.
Se ne parla tornando a ribadire la pericolosità di un’infrastruttura particolarmente trafficata lungo cui si intrecciano comportamenti scorretti degli automobilisti e mancanza di presidi per garantirne la sicurezza. Una strada su cui gli interventi effettuati negli anni nei diversi tratti non sembrano mai essere risolutivi.
Ogni vita che viene inghiottita da quella strada è una ferita che si riapre. In particolare per chi come Ilaria Alfieri ha perso una figlia e da allora ha fatto del suo dolore il carburante per un impegno, quello per la messa in sicurezza della strada, perché lungo la Massese non debba più morire nessuno.
A gennaio saranno tre anni da quell’incidente in cui Martina Karakach, allora 17enne, è morta insieme agli amici a Josef Venturini e Renat Tonu nel «maledetto» incrocio tra la Massese e strada della Badia a Torrechiara, dove oggi sorge la rotatoria, la soluzione per mettere in sicurezza la viabilità, auspicata e richiesta da tempo dai residenti e dalla stessa Alfieri con grande risolutezza dopo l’incidente del gennaio 2022.
Ma tanto, secondo Alfieri, c’è ancora da fare. «Ci sono punti pericolosi in cui mancano i guard rail, dove l’illuminazione è scarsa rendendo difficoltosa la visibilità, ma soprattutto ci sono le persone che sfrecciano lungo questa strada e mancano gli autovelox che possano costringerle a rallentare – spiega -. Le persone tendono a dimenticare velocemente. Io invece i nomi, i volti non li dimentico. Non dimentico Giulia, Filippo, Tiziana, ed ultima Iole, solo per citarne alcuni».
L’elenco sarebbe lungo e doloroso. Per ogni nome ci sono famiglie che hanno perso un loro caro. Lungo la strada si incrociano spesso mazzi di fiori in ricordo delle vittime. Alfieri prova l’impotenza di chi assiste a queste morti spesso evitabili. «Io ormai non ho nulla da perdere, il mio «tutto» l’ho perso tre anni fa. Il mio impegno nasce dalla preoccupazione per gli amici di Martina che ogni giorno percorrono quella strada, dal pensiero per tutte le famiglie che hanno perso qualcuno. Io non riesco a stare zitta e continuerò a chiedere attenzione su questa questione. Chiedo di essere ascoltata, l’impegno degli enti coinvolti. Di essere contattata e ascoltata, anche dal Prefetto a cui mi appello. Deve esserci l’impegno di tutti se no continuiamo a vedere morire le persone. Vogliamo che questa strada si trasformi in un cimitero di fiori?».
Maria Chiara Pezzani