SE NE E' ANDATO A 100 ANNI

Rosselli, rigore e impegno: una vita in banca

Pietro Amendola

Una vita dedicata al lavoro in banca e alla propria famiglia. Ieri pomeriggio, nella chiesa di San Giovanni Battista, c’è stato l’ultimo saluto di familiari e amici a Ferdinando Rosselli, scomparso all’età di 100 anni.

Già condirettore della sede di Parma della Banca nazionale dell’agricoltura, esistita fino al 2000, Rosselli fu insignito durante la sua vita di numerose onorificenze, come quella di cavaliere della Repubblica, oltre ad essere membro del Consolato provinciale dei Maestri del lavoro. Una persona seria e particolarmente rigorosa, che dedicava il suo tempo libero principalmente ai tre figli, Francesca, Riccardo e Roberta, e a sua moglie Maria Josè Sorba. «Per lui eravamo un orgoglio - racconta la figlia maggiore Francesca -: ci ha fatto sempre capire quanto fosse contento del nostro percorso di vita. Era molto attento ai nostri comportamenti ed era un padre rigoroso, ma allo stesso tempo pronto a parlare di qualunque argomento. Aveva un bellissimo rapporto con suo padre, che aveva sempre vissuto con noi. Mio nonno cercava di farlo appassionare alla musica lirica, ma invece l’unica cosa che lo poteva un po’ distrarre dal lavoro era il Parma calcio, di cui era un grandissimo tifoso. Io lavoro in banca e sono contenta della mia carriera: è stato proprio mio padre a spingermi ad affrontare questo percorso».

Soprannominato «il professore» dai colleghi, Ferdinando Rosselli era molto stimato per la sua dedizione, per cui fu insignito nel 1985 dell’onorificenza «Stella al merito del lavoro». Inoltre, contattava spesso il Consolato dei «Maestri» di Parma per avere informazioni sulla vita associativa, sostenendo i progetti di testimonianza formativa nelle scuole del territorio.

I figli ricordano soprattutto gli insegnamenti del padre, come racconta Riccardo: «Di lui mi viene in mente l’onestà: l’onestà a tutto tondo, non solo l’onestà che ti impone di non rubare, ma l’onestà intellettuale che aveva nella vita di tutti i giorni. Si laureò in Economia e Commercio mentre già lavorava in banca, e io ho seguito il suo stesso percorso di studi. Io e la mia famiglia siamo sempre stati in contatto con lui in quest’ultimo periodo. Ci fu sempre per noi, per le mie sorelle e per tutti i nipoti, oltre che per mia madre, che era venuta a mancare lo scorso anno».

Rosselli, dalla metà del 2022, era ospitato nella casa di riposo «Villa Matilde» di Felino e il prossimo febbraio avrebbe compiuto 101 anni. Dalle parole dei figli emerge anche il forte rapporto che legava il loro padre ai nipoti Chiara, Andrea, Costanza e Federico. «È stato un nonno molto tenero con mio figlio Andrea, anche perché io sono rimasta vedova giovane, nei primi anni 2000 - racconta la figlia Roberta -. E devo dire che i miei genitori mi hanno aiutato moltissimo in un momento difficile della mia vita. Mio padre era molto concentrato sul suo lavoro, forse la parte di affettività con noi la affidava più a mia madre. Però era sempre presente in ogni momento di bisogno. La sua era una forma di pudore nel manifestare amore, che esprimeva in mille altri modi. Negli ultimi tempi era diventato più affettuoso e mi ha fatto molta tenerezza. Quando lo andavo a trovare si preoccupava per me, mi ringraziava e mi faceva queste carezze sul viso, che per me avevano un significato importante, nonostante non sia più una bambina».