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Senzatetto, sono 130 i posti garantiti da Comune e Caritas
Sono 130 in città i posti letto che Comune e Caritas mettono a disposizione dei senzatetto. «Ma il Comune, assieme a tante altre realtà, non offre solo i cosiddetti dormitori, che comunque rappresentano un aspetto importante e sono una soluzione estrema». Lo dice Ettore Brianti, assessore al Welfare, quando non si è ancora spenta l'eco del ritrovamento del cadavere, sabato scorso, di Miloud Moloud, il 64enne marocchino trovato morto nei giorni scorsi in via Martiri delle Foibe, nei pressi di via Spezia, dove aveva trovato un rifugio. Una notizia che, oltre a suscitare sgomento, ha riaperto il dibattito sull'emergenza abitativa in città.
Un sistema complesso
«A Parma è attivo un sistema organizzato - spiega Brianti -. La Caritas, in convenzione con il Comune che mette risorse, gestisce una centrale operativa h24 per chi ha bisogno di aiuto. Il tutto coordinato all'interno di una rete che comprende anche le Unità di strada, con Assistenza pubblica, Ausl, Sert, Ronde dei Cuori e le stesse forze dell'ordine che fanno in modo che le persone intraprendano un percorso che prevede temporaneamente la sistemazione nei dormitori ma anche la possibilità di avere una casa. Parlare di dormitori e basta, quindi, è riduttivo, il discorso è molto più articolato e complesso».
Brianti non è d'accordo con le affermazioni riportate sulla Gazzetta di ieri del consigliere del gruppo Vignali Sindaco Fabrizio Pallini che ha parlato di «risposte tardive» dell'amministrazione. «Non siamo in ritardo - ribatte -, anzi, in questi giorni in cui il freddo è più intenso, abbiamo un incremento rispetto ai posti letto che mettiamo normalmente a disposizione tutto l'anno. Inoltre, nel Cant (Casa accoglienza notturna temporanea) maschile di strada Santa Margherita si sta facendo molto attraverso la cooperativa Società Dolce per inserire chi si trova lì nel mondo del lavoro». Ricorda anche che le case di accoglienza notturna temporanea, i cosiddetti dormitori, del Comune sono tre. «Quella di via Buffolara che può arrivare fino a 26 posti, il Cant di strada Santa Margherita che ne ha 24 e il “Cento Lune” femminile di via Saffi che ne ha 13. Arriviamo così a oltre sessanta posti, con una rotazione annua, perché stiamo parlando anche di persone che si fermano nella nostra città per breve tempo, di circa 480 unità. Su queste tre strutture abbiamo, dal 13 dicembre, dai dieci ai quindici posti liberi tutti i giorni. A questi vanno, inoltre, aggiunti i settanta della Caritas e quelli di una ventina di altre realtà».
Tante emergenze
«L'accesso agli alloggi di emergenza temporanea per il freddo, contrariamente a quello che alcuni dicono, è libero. Entra chi ha bisogno, indipendentemente dalla residenza. Se l'Unità di strada o le forze dell'ordine trovano queste persone, le indirizzano a questi alloggi e i costi sono a carico del Comune. C'è anche l'Unità di strada per le tossicodipendenze, gestita dall'Asl che ha appena tagliato il traguardo dei trent'anni e ha sei posti per chi ha problematiche di questo tipo». Brianti aggiunge l'impegno per «un protocollo con l'ospedale per permettere a chi non ha la possibilità di curarsi la degenza in strutture socio-sanitarie».
Recupero di alloggi
Ma l'assessore insiste sul fatto che «l'emergenza abitativa, su cui stiamo lavorando assieme ad Acer, non si esaurisce con il brutto termine dei dormitori. Anzi, abbiamo un piano di recupero di alloggi vuoti e dismessi da anni che termineremo a metà 2025. Si tratta di circa 500 appartamenti che si andranno ad aggiungere a un patrimonio di 3500 arrivando così a quota quattromila. Abbiamo già cominciato ad assegnarli secondo le graduatorie a nuclei famigliari con bambini e ad altre persone. Un investimento da circa dieci milioni che ha visto la partecipazione di Comune, Regione, Acer e fondazioni. Sono poi 110 gli alloggi che mettiamo a disposizioni per situazioni molto delicate, dopo che queste vengono valutate da un'apposita commissione. Insieme ad Asp abbiamo anche il progetto “Disegni di vita”, finanziato da Comune e Fondazione Cariparma, in cui vengono messe a disposizioni case per persone in emergenza estrema com'è successo per trenta nuclei e, di recente, per le tre persone rimaste senza casa dopo l'esplosione a Casalbaroncolo».
I progetti di Caritas
Anche Maria Cecilia Scaffardi, presidente di Caritas, racconta dell'impegno dell'ente per «aiutare chi si trova in difficoltà. Specialmente in questo periodo invernale, ma anche in certi momenti dell'estate quando il caldo è torrido, le difficoltà delle persone che vivono per strada aumentano». Spiega che a volte non è sempre facile «convincerle a farsi aiutare. Devo dire che con certi abbiamo dovuto insistere e quasi “corteggiarli”, in alcuni casi non riuscendo a ottenere risultati. Spesso facciamo anche fatica a far ascoltare le nostre proposte. Quello dei senzatetto è, infatti, un fenomeno “in mobilità”, che non sempre ci aiuta a comprendere i numeri esatti».
La Scaffardi ricorda i «settanta posti per i senzatetto nella struttura del Seminario maggiore in borgo XX Marzo, ma anche che in via Trento «ospitiamo oltre una decina di ragazze di altri Paesi che sono iscritte all'Università. Anche questo è un modo per non fermarsi a una semplice assistenza materiale, ma offrire alle persone, anche in vista di una loro autonomia, la possibilità di studiare».
Sui numeri complessivi «meglio essere cauti per ottenere una “fotografia” più accurata di quante persone gravitano in questa realtà. Proprio in questo mese, le tante realtà che ci sono in città stanno raccogliendo i dati da comunicare alla Prefettura. Noi, come Caritas, abbiamo però anche tanti altri progetti, che ad esempio coinvolgono famiglie che sono state sfrattate. Cerchiamo, grazie anche al nostro osservatorio, di offrire la più ampia accoglienza possibile. Nessuno - conclude - deve restare fuori».