la segnalazione

Crepe, buche e calcinacci: nei cimiteri scatta l'Sos manutenzioni

Ora è un negozio fantasma. Il tempo sembra essersi fermato a poco più di un anno fa quando alcuni balordi (o forse era uno solo?) hanno divelto un tombino e lo hanno scagliato contro la vetrina. Il blitz notturno aveva fruttato ben poco: una decina di euro in monetine. Una miseria. Da allora – era inizio novembre 2023 – il fiorista davanti al cimitero di Vigatto non c'è più. Restano però ancora ben visibili i segni di quella scorribanda: una vetrina spaccata e rattoppata con un pezzo di compensato tenuto su con lo scotch, una porta protetta da una grata e un cartello ormai sbiadito con la scritta «chiuso per spaccata». Questo è il biglietto da visita del cimitero di Vigatto, uno dei cimiteri della periferia che avrebbe bisogno di manutenzione. Soldi permettendo, s'intende.

Un altro cimitero di periferia che necessita di cure è quello di Ugozzolo: nei giorni scorsi delle bolle di umidità erano scoppiate, facendo cadere dell'intonaco, che dal soffitto era finito sui capelli e sui cappotti di alcuni visitatori. L'episodio era stato denunciato da Maria Federica Ubaldi, capogruppo di Civiltà parmigiana in consiglio comunale, che aveva accompagnato la sua segnalazione con alcune foto. Fortunatamente nessuno si era fatto male: solo un po' di spavento e un po' di polvere addosso.

Entrando nel cimitero e girando subito a sinistra, sono ben visibili le bolle di umidità sul soffitto da cui si è staccato l'intonaco. Umidità che si fa più aggressiva ed evidente verso il fondo, sugli archi e in alcuni soffitti, tra un arco e l'altro.

Un ulteriore problema lo segnalavano nei giorni scorsi madre e figlia, dirette alla tomba di un familiare. «A Ugozzolo manca la luce, la tomba di mio marito è in un punto molto buio. Pochi giorni fa, per pulirla, ho dovuto illuminarla con la torcia del cellulare. Ho segnalato il problema ad Ade un paio di volte in poco tempo, ma non è stato risolto», raccontava la donna prima di farsi il segno della croce ed incamminarsi verso la lapide in una mattina di sole, ma gelida.

Anche a Baganzola, nel cimitero della frazione, il problema più evidente è causato dall'umidità. Lo si vede bene dando un'occhiata alla cappella dei caduti della Seconda guerra mondiale e verso il fondo del cimitero, dove una frettolosa mano di bianco si sta pian piano sgretolando, lasciando comparire un ben più interessante motivo pittorico sulle tonalità del rosa antico, che potrebbe essere recuperato.

L'ascensore funziona, ma come fanno notare due sorelle dirette alla tomba della madre, il sollevatore per disabili che dovrebbe portare al primo piano (lato destro dando le spalle all'entrata), non funziona. «Noi veniamo spessissimo, ma lo abbiamo sempre visto coperto», dicono. I piccioni poi, in alcuni punti, sono un vero e proprio tormento.

Passando dalla periferia nord a quella sud, la situazione non cambia. Le infiltrazioni di umidità gonfiano i soffitti, scrostano gli intonaci lasciando, in alcuni casi, esposti anche i ferri che dovrebbero rimanere affogati nel cemento. Succede a Marore, sia nella parte storica che in quella più recente. Per la precisione, la situazione più critica è nelle arcate in fondo a sinistra (tra la 7 e la 9) e nel soffitto in corrispondenza delle arcate 23, 25 e 47. Qui l'intonaco non esiste più: si vedono direttamente i mattoni. Anche nel soffitto arancione del chiostro 1 l'umidità ha fatto sparire il colore e fatto comparire estese chiazze di grigio. «Dopo la Villetta, quello di Marore è il secondo cimitero della città. Servirebbe una persona fissa in ufficio per dare informazioni», fa notare un uomo diretto alla tomba della moglie. Quando non c'è nessuno alla scrivania – i due addetti al cimitero spesso sono impegnati in lavori più manuali – la gente infila la porta della fiorista di fianco all'ingresso. Altra nota dolente: gli scalini della parte nuova. La pietra liscia, soprattutto nelle giornate umide, diventa estremamente scivolosa. Non è il massimo per un luogo frequentato soprattutto da persone anziane. In alcuni punti poi i sampietrini sono sconnessi: un «attentato» alle caviglie, in particolare per chi ha ai piedi un paio di tacchi.