La testimonianza dei carabinieri e del vigile del fuoco
«Come abbiamo salvato dalle fiamme mamma e bambino»
«Ad un certo punto ho sentito all'esterno dei rumori strani che parevano quelli di una grandinata. Mi sembrava però impossibile che stesse piovendo e allora ho detto a mia figlia di affacciarsi. E ci siamo trovati davanti le fiamme che ringhiavano».
La donna rivive quei momenti con calma apparente. Ma alla fine cede: e si mette a piangere. «Allora ho gridato “usciamo” e siamo corsi in cortile». Erano le due del mattino e in via Massari, una laterale di via Duca Alessandro, a quell'ora, di solito, il silenzio è assoluto. Ma da quel momento in poi, invece, la strada si è riempita di grida, di rumori. Di paura.
La donna insieme ai figli, infatti, fuggendo ha allertato i vigili del fuoco mentre altri abitanti di quel condominio di quattro piani e dodici appartamenti sono scesi in strada, stravolti. Per molti di loro non c'era stato neppure il tempo di buttarsi addosso qualcosa prima di ammassarsi sul marciapiede a guardare smarriti il fumo nero che saturava le case e le scale mentre fiamme enormi uscivano da una finestra al terzo piano. Ed erano così alte da arrivare a lambire la finestra al piano superiore.
«Nel giro di pochi minuti sono arrivati in forze i vigili del fuoco – prosegue un altro residente che continua a ripensare a quello che ha sentito a quel punto: «C'era un bambino affacciato che chiedeva aiuto. E' stato terribile».
Non c'era da perdere un istante. E così il caposquadra dei vigili del fuoco Antonio Guida si è fiondato nel cestello della scala ed è salito in fretta: «Dovevamo ridurre i tempi dell'intervento ma nel contempo abbiamo dovuto usare la massima cautela: il bambino aveva paura, era choccato e le forti luci della scala peggioravano la situazione. Così avvicinandoci abbiamo iniziato a salutarlo, a cercare di fargli capire che venivamo per aiutarlo. E alla fine lo abbiamo afferrato e portato in salvo nel cestello».
Non c'è stato però il tempo per tirare il fiato, per sorridere: il bambino, di soli sette anni, ha continuato a girarsi, ad indicare la finestra, in alto, mormorando poche drammatiche parole. «La mamma è ancora in casa». E come se non bastasse in quel momento dall'interno si sono sentite, fortissime e spaventose, alcune esplosioni. Sul posto c'erano i pompieri con le scale e le botti arrivate da comando di via Chiavari, dall'aeroporto e anche da Langhirano, i carabinieri e gli addetti del 118. E tutti sono corsi verso quell'appartamento. I vigili del fuoco e i militari si sono lanciati sulle scale del palazzo arrivando fino alla porta del terzo piano. Per entrare hanno dovuto sfondarla entrando in quella che non era più una stanza: ma una camera a gas piena di fumo e fiamme. E a terra, immobile e priva di sensi, c'era la mamma del bimbo. Si era avvolta il capo di stracci bagnati ma tutte quelle esalazioni l'avevano tramortita mentre minacciosi pezzi di intonaco cadevano tutto intorno: «Si intravvedeva appena e ci siamo lanciati per soccorrerla – raccontano il vicebrigadiere Antonio Brizzi e il carabiniere scelto Vincenzo Tripi del Radiomobile. - Era chiaro che la situazione era pericolosissima e quindi l'abbiamo trasportata sul pianerottolo della casa dove abbiamo avuto il supporto di un infermiere del 118». Alla donna è stato subito somministrato ossigeno, è stata deposta su una barella spinale ma si è presto capito che il pericolo era tutt'altro che scongiurato. «Respirava affannosamente, non era cosciente e aveva evidenti ustioni sul corpo, sul volto – proseguono i due carabinieri che sono rimasti li con la donna per alcuni minuti. Mentre all'esterno altri vigili del fuoco lottavano con le fiamme riempiendo d'acqua quelle finestre che vomitavano fuoco. Poi, la corsa in ambulanza verso il Maggiore sia per la mamma, una 44enne di origine straniera, e per il piccolo che per fortuna non ha riportato danni seri mentre la donna è stata ricoverata in Rianimazione. E le sue condizioni restano molto serie.
Dopo almeno un paio d'ore però le fiamme in via Massari sono state spente e un po' prima dell'alba i primi residenti, quelli con gli appartamenti più distante dall'alloggio andato completamente distrutto, sono potuti rientrare nelle case. Anche se restavano molte cose da fare. «E' stato un intervento complesso con tanti aspetti da gestire e molta gente spaventata intorno - prosegue il caposquadra Guida che spiega: «In casi come questi, mentre operi, cerchi di mettere da parte le emozioni. Poi, a mente fredda rifletti e ci ripensi. E in questo caso, è importante dirlo, è stato fondamentale la collaborazione di tutti e il lavoro di squadra».
Un modo per affrontare l'emergenza che porta a anche rischiare, a osare un po' di più. «Non c'è stato praticamente tempo per pensare - ammettono i due carabinieri. - Ma d'altra parte il nostro non è un mestiere, è quasi una vocazione: affronti situazioni e pericoli e non pensi alla tua incolumità. Ma piuttosto che devi salvare una persona».
Restano da chiarire ora le cause dell'incendio su sui stanno indagando i tecnici e restano danni importanti per gli appartamenti sopra e sotto quello incendiato che quindi restano non agibili. Ma, soprattutto, resta il pensiero che questo incendio avrebbe potuto provocare una tragedia molto più grave, coinvolgere molte più persone. Quelle che dormivano tranquille e si sono svegliate di scatto pensando alla grandine. Mentre, in realtà, era il fuoco che uccide.
Luca Pelagatti