CAMPUS
Giocano a pallavolo, tirano calci al pallone, si cimentano con le racchette e si rincorrono nel prato, per poi rinfrescarsi con il ricco buffet. Dopo mesi di impegno, ieri al Campus è stato il momento della festa di fine anno per i 103 ragazzi, dai 10 ai 12 anni, che hanno frequentato la Fondazione Accademia dei Giorni Straordinari. Per tutto l'anno scolastico un pulmino li andava a prendere a scuola, li portava nella sede dell'Accademia, dove per due o tre volte alla settimana mangiavano insieme per poi fare i compiti, attività sportiva e laboratori, prima di ritornare nelle scuole di provenienza. Tre sono gli istituti comprensivi da cui provengono i figli delle famiglie fragili a cui l'Accademia offre un aiuto concreto: Montebello, Salvo D'Acquisto e Ferrari.
«Disciplina ed entusiasmo. Questi sono i valori fondanti dell'Accademia», premette il presidente, Paolo Barilla, in quella che è stata una giornata di festa non solo per i ragazzi, ma anche per le famiglie e per i tanti volontari (una quarantina) impegnati in questo progetto. «Qui non si viene solo a giocare, ma a conoscere se stessi. Qui serve disciplina, però è fondamentale anche divertirsi. Da questo equilibrio i ragazzi possono trarre grandi soddisfazioni. Quando vengo in Accademia e li vedo sorridere, considero questo un buon metro di giudizio per capire che sono soddisfatti dell'esperienza che stanno vivendo», aggiunge Barilla.
«L'obiettivo dell'Accademia è dare una struttura emotiva, una preparazione, una sicurezza a questi ragazzi, in modo da dar loro la giusta motivazione e la consapevolezza per poter affrontare il percorso di studio successivo. L'importante è anche stimolare un interesse verso la vita, elemento fondamentale per permettergli di affacciarsi nel mondo del lavoro con curiosità ed entusiasmo. Questo - continua - è un luogo in cui, attraverso la socializzazione, raggiungono la consapevolezza di essere pronti alle sfide che dovranno affrontare. Qui si cerca di far crescere quelle competenze che vanno a rafforzare il carattere di una persona».
Grande merito alla riuscita del progetto educativo va ai volontari, «che hanno molta esperienza e passione per accendere gli animi», assicura Barilla.
L'idea, unica nel suo genere a Parma, trae ispirazione da un'esperienza analoga ideata da don Paolo Steffano nella «sua» Baranzate multietnica. Quel «seme» di solidarietà, inclusione e impegno, dalla Lombardia è stato trapiantato a Parma e, come dimostra la festa di ieri, ha dato buoni frutti. «Con lui abbiamo deciso di portare quell'idea a Parma. Qui abbiamo trovato un terreno molto fertile. Siamo riusciti a creare questa struttura in 13 mesi, grazie ad una squadra fortissima, efficiente ed efficace. Alla fine siamo riusciti a creare una struttura semplice e molto accogliente. E poi il Campus è stata una soluzione straordinaria, perché questi ragazzi, qui, possono vedere altri giovani, più grandi di loro, continuare a impegnarsi nello studio».
L'edificio a un piano, progettato dallo Studio Enrico Molteni Architecture, è dominato dalla luce donata dalle ampie vetrate, che si affacciano sul verde del Campus. Luce che viene amplificata dalle colonne e dalle travi in legno chiaro che ricordano le architetture scandinave.
Se questa è un'esperienza che funziona e che cresce, il merito ce l'ha anche Elio Volta, direttore instancabile dell'Accademia. «Qui c'è una parte di studio, di sport e di attività di laboratorio per andare incontro ai desideri dei ragazzi. Non esiste apprendimento senza emozione, e noi vogliamo aiutare i ragazzi ad imparare giocando. Questa è un'avventura educativa unica ed eccezionale. Chi partecipa ha una grande opportunità di crescita. Sta a questi ragazzi saper coglierla al meglio».
Pierluigi Dallapina
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