Il primo giorno di lavoro
Il medico Politi: «Grande accoglienza del Maggiore, dopo il viaggio per riabbracciare la famiglia di rientro dall'Iran»
«Bentornato». E subito i sorrisi si moltiplicano. Un'accoglienza calorosa quella dei colleghi dell'Azienda ospedaliero universitaria di Parma per il rientro di Salvatore Politi, il ginecologo di origine siciliana ma residente a Parma, che nei giorni scorsi era partito per Baku, capitale dell'Azerbaigian, per mettere in salvo la compagna e il figlio che a seguito dell'attacco israeliano all'Iran non riuscivano più a tornare in Italia.
E la gioia di tornare al lavoro dopo giorni di angoscia è stata contagiosa.
«La mia compagna Farzane era andata a Teheran per far conoscere i nonni a nostro figlio e per recuperare gli ultimi documenti utili ad ottenere la cittadinanza italiana - ha ricordato Politi - e il viaggio per scappare dalla guerra è stato interminabile. Così venerdì sono partito per raggiungerla: sono stati tre giorni senza dormire e con tanta ansia, anche perché non sapevo come sarebbe finita e quando sarei tornato. Ma finalmente sono riuscito a riabbracciare la mia famiglia: la mia compagna e il piccolo di 18 mesi hanno dovuto affrontare prima un viaggio in pullman di 9 ore, oltre alle 7 ore di attesa al valico di frontiera. E poi altre tre ore di pullman, per cui erano entrambi sfiniti».
«Ce l'abbiamo fatta amore, mi sei mancato»: sono state le prime parole di Farzane, «mentre nostro figlio piangeva tanto, anche perché era stanchissimo - ha confidato il medico -, ma oggi è tornato all'asilo ed è più sereno. Anche la mia compagna è molto provata: a Teheran hanno bombardato pesantemente. È stato l'addio più brutto che poteva fare ai suoi genitori, che chiaramente sono dovuti scappare anche loro dalle bombe in un rifugio lontano da casa».
Politi si è commosso a vedere tanta solidarietà da parte dell'Azienda ospedaliero universitaria: «Ringrazio il funzionario della Farnesina e i funzionari delle ambasciate di Baku E Teheran - ha proseguito -. Ringrazio l'Arma dei carabinieri che ha scortato il convoglio in cui si trovava la mia famiglia da Teheran fino al confine con Baku. Ringrazio tutti gli amici di Parma, i politici locali, l'onorevole Laura Cavandoli e il sindaco Michele Guerra. Soprattutto ringrazio tutta l'Azienda ospedaliera Universitaria e i miei colleghi che mi hanno permesso di partire: il loro aiuto è stato fondamentale. Ultimo ma non ultimo voglio ringraziare i media locali e nazionali che mi hanno permesso di portare alla conoscenza del Paese la mia situazione. Il nostro sogno ora - si è fermato un attimo Politi con un lungo respiro - è quello di cercare di tornare alla normalità».
Già ieri sera alle 20 è rientrato al lavoro, la prima notte di turno nel reparto Maternità del Maggiore: «Ed è stato proprio il ritorno alla normalità che abbiamo voluto festeggiare - è intervenuto il direttore generale dell'Azienda Ospedaliero Universitaria e commissario straordinario dell'Ausl Anselmo Campagna -, senza dimenticarci che una parte della famiglia del nostro collega è ancora sotto le bombe. Però questo è per tutti noi un giorno felice, perché dà al nostro medico la possibilità di ricominciare l'attività lavorativa e di pensare al futuro con positività, con tutte le opportunità di crescita professionale che merita. Tutta l'Azienda ospedaliero universitaria ha seguito passo per passo l'evolversi degli eventi e solo al rientro in patria ci siamo sentiti sollevati». Il direttore dell'Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia del Maggiore e capo del dipartimento Materno infantile Roberto Berretta ha concluso: «Come prima cosa abbiamo avvertito la necessità di essere empatici con l'amico e con il collega per la preoccupante situazione che stava vivendo, per cui abbiamo cercato di sostenerlo dal punto di vista professionale: la mobilità dei colleghi è stata davvero corale. Una vera dimostrazione di solidarietà sul lavoro».
Una solidarietà preziosa a un parmigiano d'adozione che pur essendosi laureato a Catania ha scelto Parma come città in cui vivere: «Sì, ero venuto una volta in visita e mi era subito piaciuta - ha così ritrovato il sorriso Politi -. La mia compagna infatti dice sempre: "Nostro figlio poteva nascere ricotta salata ma è nato Parmigiano reggiano"».