Amarcord Parma
Dieci anni fa la ripartenza da Arzignano. Ecco cosa fanno oggi i protagonisti della serie D
Il 6 settembre 2015, esattamente dieci anni fa, iniziava la nuova era del Parma Calcio 1913, che, rinato dalle ceneri di un doloroso fallimento sotto l'impulso dei sette soci di Nuovo Inizio e di Parma Partecipazioni Calcistiche, giocò in quella domenica pomeriggio la sua prima ufficiale nel campionato di serie D. Gli avversari non erano più Juventus, Inter, Milan bensì i veneti dell'Arzignano Valchiampo che al «Dal Molin», nel loro stadio di casa, chiarirono subito di non esser disposti a fare da semplici sparring-partner.
Dopo la traversa di Marchetti (con la palla che forse rimbalzò oltre la linea di porta), a risolvere la contesa, davanti a più di mille tifosi crociati, fu un calcio di rigore, peraltro contestato, di Riccardo Musetti a un quarto d'ora dalla fine che costituì il mattoncino inaugurale di una cavalcata unica e senza precedenti nella storia del calcio italiano.
La favola delle tre promozioni consecutive partì da lì e dalla freddezza sul dischetto dell'ex attaccante, tra le altre, di Treviso, Cremonese, Spezia che, appesi gli scarpini al chiodo, dal 2021 gestisce assieme alla moglie il ristorante «Locanda Patrizia», nel centro di Carrara, nei mesi scorsi vincitore di una puntata del noto programma televisivo «4 Ristoranti» condotto da Alessandro Borghese. «Avevamo deciso di aprire per crearci un nuovo lavoro, ma non pensavo fosse così impegnativo -sorride Musetti, classe '83, che a Parma, nella stagione 2015-16, realizzò sette gol in diciannove presenze e chiuse la carriera nel 2022 alla Pontremolese in Eccellenza- sono un «tuttofare», ci piace molto, soprattutto, quando vediamo il riscontro della gente. E tanti parmigiani vengono apposta a trovarmi».
A proposito di Parma, cosa ricorda di quel giorno ad Arzignano?
«Siamo riusciti a creare un ambiente unito e vincente nel giro di poche settimane. Ero stato uno dei primi ad arrivare insieme a Lucarelli, Corapi e Giorgino: ad Arzignano ci presentammo con alcuni giocatori in rosa solo da poche ore poi onestamente non sapevamo cosa aspettarci. Si parlava, fin dalla vigilia, che ci sarebbero stati tanti nostri tifosi ma quando siamo usciti a fare il riscaldamento abbiamo visto un'autentica invasione in un campo di provincia. Un grandissimo colpo d'occhio in una giornata indimenticabile e credo che il Parma per la serie D abbia rappresentato una bella vetrina».
Cos'ha pensato al momento del rigore?
«Sinceramente quando sei lì non pensi alla storia ma solo a fare gol. Quando vivi il momento, non te ne rendi conto fino in fondo: sei sempre concentrato sul presente e sulla partita successiva. Poi, a mente fredda, è chiaro che tutto assume un significato diverso e speciale».
Cosa vi lasciò in eredità l'esordio di Arzignano?
«Lì abbiamo capito cosa fosse veramente la serie D, in tanti di noi non la conoscevano. Una partita complicata su un campo bruttissimo, ci ha fatto calare nella realtà dei dilettanti che non era di fioretto e ci siamo detti che non sarebbe stata una passeggiata».
Quali istantanee si porta dietro da quell'annata?
«Io prima vivevo il Parma da spettatore, mi sono accorto che la gente si è legata ancora di più alla squadra. Eravamo diventati una famiglia, di solito dopo un fallimento la piazza tende ad allontanarsi, disinnamorarsi e invece c'è stato un richiamo pazzesco con i diecimila abbonati. La città ci ha trascinato e noi volevamo assolutamente raggiungere il record d'imbattibilità (94 punti, frutto di 28 vittorie, dieci pareggi e nessuna sconfitta, ndr): è stato giusto così perché dovevamo dare un segnale di forza a livello di squadra, società e ambiente».
Quanto si rivelò determinante il ruolo di Lucarelli?
«Alessandro è stato un trascinatore, nelle difficoltà si caricava su di sé le responsabilità e ci ha sempre messo la faccia. La stagione in serie D rafforzò e consolidò il legame tra la città e la figura di Lucarelli».
C'era il sentore che si stava scrivendo un'impresa?
«Si vedeva subito che la società era forte, dava l'impressione di avere le idee chiare e che nel giro di pochi anni sarebbe tornata nel calcio che conta. Avevano mantenuto le stesse strutture, l'organizzazione era da serie A. In C forse è stato più difficile però era scritto nel destino che il Parma dovesse immediatamente riprendere il posto che merita. Cioè, dove si trova ora».
Come giudica il Parma attuale?
«Ha allestito una bella squadra, se posso fare un appunto ci sono tantissimi stranieri. Soprattutto, nelle piccole squadre qualche italiano in più ci vorrebbe ma davanti l'ultimo acquisto Cutrone conosce la categoria e farà bene. Il campionato è lungo e strano però secondo me si salverà. Cuesta è bravo, viene da un campionato diverso e deve calarsi nella nuova realtà ma proprio per la giovane età, se non fosse capace e preparato, non allenerebbe già in serie A».
Dieci anni dopo
Ecco cosa fanno oggi i protagonisti della serie D
C'è chi fa il ristoratore (è il caso di Riccardo Musetti) e chi, invece, come Alessio Agrifogli è diventato imprenditore nel settore tessile a Prato: sono solo alcune delle storie più curiose dei protagonisti del Parma in serie D. Qualcuno ha fatto più strada di altri (il pensiero va subito a Mazzocchi, campione d'Italia con il Napoli) ma tra agenti (Giorgino e Miglietta) e allenatori (Corapi appena chiamato alla guida del Paternò in serie D e Cacioli che ricopre il ruolo di vice nella Primavera dell'Empoli), in tanti calcano ancora i campi di gioco. Compresi gli intramontabili attaccanti 43enni Longobardi, nella doppia veste di calciatore e direttore tecnico al Gambettola in Promozione, e Guazzo, che milita tra le fila del Cortemilia in Seconda Categoria.
Marco Bernardini