Intervista
«Falstaff» al Regio, Roberta Mantegna: «La mia Alice solare e forte». Ma la prima è a rischio
Indossata la parrucca bionda, la mora Roberta Mantegna stasera alle 20, sciopero permettendo (ne parliamo nel box in pagina), darà voce a corpo a Mrs. Alice Ford, che ha già interpretato a Palermo e a Vienna, personaggio femminile centrale nell'opera «Falstaff», terzo titolo operistico del Festival Verdi 2025.
Roberta Mantegna, dopo tante eroine melodrammatiche che muoiono, finalmente una donna che non solo non muore ma addirittura regge i fili della burla al vecchio sir John... benché s'aggiri sempre una punta di tristezza.
«Sì, siamo più dalle parti del mio carattere, palermitano, solare. Non mi rivedo nel fatto di essere una leader, men che meno nel fatto di essere un po' bulla, però sulla solarità, sull'allegria, sul prendere in giro con affetto, quello sì».
Se guardiamo «Falstaff» dalla parte del beffato, dicevamo, un po' di amarezza, tristezza si sente...
«Infatti devo dire che all'inizio mi turbava dover dire certe cose a Falstaff, magari cose che purtroppo nella mia vita mi sono sentita dire a mia volta, ad esempio “sei grassa”. Questo tipo di insulto non è piacevole per cui anche dirlo scenicamente, fintamente, a qualcun altro, mi turbava. Per esempio, non sono mai riuscita a guardare i film di Fantozzi, per la tristezza verso quest'uomo preso di mira da tutti. Forse questo allestimento del Festival Verdi per la prima volta mi riconcilia con Alice, grazie al regista Jacopo Spirei che offre una versione veramente intelligente, riesce a bypassare tutte le mie remore umane. Ho visto questa occasione come una terapia personale. Ho preso alcuni tratti del mio carattere e li ho esasperati, ad esempio essere una persona di piglio, riuscendo a diventare la leader della situazione».
Infatti Alice Ford ordisce la trama della burla assegnando ruoli a Quickly, Meg e Nannetta. Che chimica c'è tra di voi?
«Dicevo proprio al maestro Alessio Vlad, che ci ha scelte, che ha avuto la capacità di creare un bel gruppo, cosa fondamentale in generale ma specialmente in queste opere “di gruppo” in cui la relazione dei personaggi è così stretta che, se non c'è un'intesa che va al di là del palcoscenico, si percepisce. Siamo arrivati a una complicità tale per cui, un paio di giorni fa, è uscita una gag sul palcoscenico con la collega Caterina Piva che fa Meg... e non riuscivamo a smettere di ridere».
Lei ha la capacità di immedesimarsi totalmente nel personaggio. La scorsa stagione al Regio, quando era Mimì nella «Bohème», diceva che, nell'ultimo atto, rivedeva affinità con la sua vita, così che piangeva veramente.
«Infatti penso che a breve sarò un caso clinico... Ho la sensazione di avere dentro di me tutti questi personaggi femminili. Vero che il femminile è fatto di sfaccettature, è un caleidoscopio però a volte mi sembra di avere un condominio di personalità. Comunque è la bellezza del mio lavoro».
Sul podio della Filarmonica Toscanini c'è il maestro Michele Spotti, vero astro promettente della direzione. Sa che si è fatto un tatuaggio con l'autografo di Verdi sulla gamba destra?
«Ah no, non lo sapevo perché non l'ho mai visto in calzoncini... però potevo immaginarlo! Devo dire che è veramente molto simpatico oltre a essere molto talentuoso, ma questo era noto. È stato parte del gruppo immediatamente, anzi ha proprio, come dire, creato questa coesione tra tutti noi».
Mara Pedrabissi