Fidenza

Oldani svela come è diventato chef

Alessandro Frontoni

Superospite ieri pomeriggio in piazza Garibaldi per il ciclo di incontri de «L’alfabeto del Gusto». Lo chef Davide Oldani è stato accolto dalla vicesindaco Maria Pia Bariggi e ha dato vita ad un piacevole incontro, che è stato moderato dal giornalista gastronomico Luigi Franchi.

Noto come volto televisivo e padre della cosiddetta «cucina pop» Oldani ha salutato la folla raccoltasi, per ascoltare le sue testimonianze ed esperienze, osservando con soddisfazione il valore delle occasioni comunitarie come «Borgofood 2025».

A conquistare l’immediata simpatia del pubblico, la grande franchezza del cuoco, suo tratto distintivo. Oldani ha iniziato a raccontare l’abbandono forzoso della vita calcistica, che lo ha portato poi a muoversi verso il mondo culinario e all’incontro con Gualtiero Marchesi: «La mia carriera odierna è permeata su un cambiamento non voluto, ma rivelatore della mia vera strada. Quello “sliding doors” dato dall’incidente che subii, mi ha portato al termine degli studi ad abbracciare la strada della cucina».

«Grazie ad un conoscente - ha proseguito - ebbi l’occasione di conoscere Marchesi, durante anni difficili ma che posso dire oggi estremamente formativi. Un grandissimo chef, il quale per primo nel panorama italiano, cominciava a cucinare in maniera tecnica lasciando la storica tradizione casalinga».

Rimembrando i suoi giorni londinesi mentre lavorava presso «Le gavroche», Franchi ha domandato all’ospite cosa provasse all’estero da giovanissimo e con poche risorse economiche, come resistesse nel ristorante che aveva sostituito 23 chef in un anno.

«Essere ambizioso pur senza diventare un kamikaze - è stata la risposta di Davide Oldani in riferimento a quegli anni all’estero -. Per vincere la competizione nel panorama internazionale, è necessario non trascurarla, ma nemmeno rimanerne ossessionati. Contavo come forza sugli insegnamenti ricevuti da Marchesi: un maestro tanto visionario che collaborò con Capital e Ginori in tempi inediti. Quando oggi collaboriamo con Cassina e Artemide, penso a come sia fondamentale la lezione del vivere lo spazio della cucina oltre le sue quattro mura, abbracciando anche altre dimensioni».

Spostando le lancette verso i più recenti successi come l’esperienza ventennale del «D’O», da cui è emerso un intero ecosistema ad animare il centro di Cornaredo, la vicesindaco Bariggi ha elogiato lo chef circa la pregnanza del lavoro imprenditoriale, volto alla responsabilità sociale. Un modello funzionale e accessibile che ha attirato nel 2013 l’attenzione dei docenti americani della «Harward Business School, dove sono arrivato per illustrare, come sia possibile far quadrare i conti, offrendo un’ottima cucina, pregiata ma allo stesso tempo popolare».

Alessandro Frontoni