Teatro Due
Il «Ken Loach del Teatro», Alexander Zeldin: «Una commedia sulle vite da emarginati»
Le vite di cinque lavoratori notturni si incontrano in una macelleria industriale: sono addetti alle pulizie tramite un'agenzia interinale. Ogni notte puliscono. Ogni quattro ore fanno una pausa. Quando si fa giorno, tornano a casa o vanno a fare un altro lavoro. E il ciclo si ripete, si ripete, si ripete...
È un'immersione nel quotidiano, pennellata di black humor, quella tratteggiata dall’autore e regista inglese Alexander Zeldin in «Beyond caring», in scena a Teatro Due il 30 e 31 ottobre alle 20.30 (dopo la replica del 31 ottobre, il regista parteciperà a un incontro con il pubblico). In realtà a Parma arriverà la recentissima versione francese dal titolo «Prendre soin» - nel frattempo l'autore si è trasferito a Parigi - in prima nazionale italiana (fino a oggi è in scena al Teatro Metastasio di Prato, poi appunto a Teatro Due, con soprattitoli in italiano).
Zeldin, classe 1985, è stato definito «il Ken Loach del teatro» perché racconta gli strati marginali della società; i suoi spettacoli affrontano ingiustizie, precarietà del lavoro, povertà. E tiene a sottolineare che ciò di cui parla «non è affatto marginale», anzi riguarda la maggioranza della popolazione, visto che il 25 % delle persone del Regno Unito vive al di sotto della soglia di povertà.
Quel che si vede in scena è una commedia che cattura la poesia della realtà nella sua forma più quotidiana, dolorosa, divertente e commovente. Zeldin dice di essersi ispirato «alla serie tv The office, a Cechov, a Ibsen e al cinema neorealista».
Alexander Zeldin, porta in Italia per la prima volta lo spettacolo «Prendre soin» (letteralmente prendersi cura, avere a cuore), parte della sua Trilogia sulle disuguaglianze. Come è stato accolto il lavoro nel Regno Unito e poi in Francia? E che tipo di accoglienza si aspetta dal pubblico italiano?
«La creazione di “Beyond caring” in Inghilterra fu un grande successo all'epoca e attirò su di me l'attenzione nazionale e internazionale. Ricreare questo spettacolo in Francia, più di 10 anni dopo, è stata un'esperienza molto gratificante e piacevole, perché ho potuto approcciare il testo scritto tanto tempo fa unicamente come regista, anziché anche come autore. Sono molto orgoglioso del lavoro svolto con gli attori e la troupe francesi, e lo spettacolo ha ricevuto un ottimo riscontro da parte del pubblico e della stampa al debutto a Strasburgo. Anche le prime rappresentazioni a Prato hanno ricevuto lunghissimi applausi. Spero che sia lo stesso a Parma».
A Parma parteciperà alle «Giornate d'autore» di Teatro Due, sabato 1° novembre alle 11 e lì verrà letto per la prima volta in Italia il suo testo «The other place». Qual è, secondo lei, il ruolo del teatro europeo oggi? Quanto a «The other place», ispirato all'«Antigone», perché ha sentito il bisogno di esplorare una tragedia classica per affrontare temi moderni come il risentimento e la giustizia?
«L'Europa è una grande idea nata dopo la Seconda guerra mondiale, per portare pace e comprensione. È fondamentale che le istituzioni teatrali cerchino di amplificare storie e voci che descrivano un punto di vista diverso da quello del mainstream. In altre parole, un punto di vista politico che si concentri su ciò che ci avvicina come esseri umani, non su ciò che ci divide. Il teatro in Europa ha la stessa funzione del teatro ovunque: portarci oltre lo specchio del nostro tempo e di fronte a ciò che non vorremmo vedere, ma che, vedendolo, può trasformarci. A mio parere, è fondamentale incoraggiare gli scrittori più di ogni altra cosa in questo. Scrivere da una tragedia greca è una sfida fondamentale per qualsiasi drammaturgo. La grande qualità di Sofocle è la sua capacità di ispirare empatia e comprensione per gli emarginati, che è anche la funzione essenziale del teatro».
Informazioni tel: 0521.230242.
Mara Pedrabissi